Il relitto della nave punica è posto nella grande sala a destra dell’ingresso del Museo.
La nave è stata rinvenuta da una missione inglese guidata da Honor Frost nel 1971 nella Laguna dello Stagnone di Marsala.
I lavori di recupero furono lunghi ed i legni furono messi in vasche di acqua dolce e, successivamente in vasche di cera sciolta in acqua. Una volta asciugati sono stati integrati con pezzi di legni moderni.
Del relitto è stata recuperata solo la parte posteriore, la poppa, e parte della fiancata di babordo per una lunghezza di circa 10 metri e una larghezza di 3 metri.
Gli studiosi pensano che a prua ci potesse essere un rostro, come quello trovato nella "Nave Sorella" seppellita in fondo al mare a soli 40 metri di distanza .
Il rostro era una punta di bronzo o di legno che si trovava sulla prua sotto il livello del mare e serviva a speronare le navi nemiche; dopo lo scontro si staccava facendo affondare la nave speronata.
E' stato calcolato che la nave, della stazza di circa 120 tonnellate, avesse una lunghezza complessiva di 35 metri e una larghezza massima di 4 metri e mezzo.
L'equipaggio era formato da 68 rematori, 34 per lato, che muovevano 17 remi.
Gli archeologici affermano che la nave è affondata nelle acque dello Stagnone nel 241 a.C. durante la 1a guerra punica .
E' l'unico documento, oggi noto, che ci permette di conoscere l'intelligente tecnica di costruzione navale seguita dai punici.
Ogni asse della nave punica di Marsala reca inciso infatti un simbolo dell'alfabeto fenicio-punico utile ai costruttori per il rapido assemblaggio dello scafo, proprio come per una moderna scatola di montaggio.
La linea è particolarmente slanciata e l’assenza di un carico, fanno pensare che la nave sia un esemplare a remi da combattimento.
Al momento della scoperta furono trovati, tra i resti dello scafo, anche altri oggetti che facevano comunque parte della nave o che appartenevano ai membri dell'equipaggio: il vasellame (ciotole, macine per granaglia, poche anfore per l'acqua potabile, per il vino e per la salsa di pesci), i rifiuti degli alimenti (come resti ossei di animali da cacciagione o come resti vegetali quali noccioli di frutta secca, di olive in salamoia), numerosi oggetti (come legna da ardere, tappi di anfore, cordami, per spaghi e stoppa, pece, punteruoli per funi, attrezzi da pesca).
La voce narrante è di Guarrasi Salvatore