Molta, moltissima acqua è passata e per lungo tempo ho perso l'interesse a fissare nell'etere pensieri e avvenimenti.
Molte cose sono accadute, tra queste poche brillantissime perle.
Di tutto quel mondo intorno all'avita baita molto è cambiato e non tutto è andato per il meglio, ora tempi foschi e tormentati appesantiscono i giorni e tengono sospese le notti. Ma di questo ne rimuginerò qui in altra occasione, forse.
Quel che oggi lascio come appunto è l'improvvisa, intensa e dolce amarezza di un tardo rincasare per essere accolto dalla pargola maggiore, ormai al quarto di secolo ma pur sempre quel piccolo delicato fiore, luminosa di gioia e irrequieta per la novità sperata e inaspettatamente giunta in poche ore.
un colloquio di lavoro in terra straniera, colto al volo, in poco più di una giornata è diventato una nuova avventura, una nuova casa, l'ultimo e forse definitivo abbandono del nido.
la dolcezza della felicità sua per i nuovi orizzonti e mia per vederla contenta, determinata e fiduciosa compiere un nuovo passo avanti, un bocciolo che apre un nuovo petalo, si stempera con l'amarezza di constatare che impieghi una vita per preparare i figli a crescere ali, forza e voglia di volare e poi, alla fine, quello che non è pronto al distacco sono io.
non è come quando si trasferì in una città lontana per gli studi e rimase tre anni in quel collegio triestino, questa volta è diverso. O sono diverso io.