Ok, il titolo è chiaramente ironico, è che vorrei mettere un post intitolato “aperitivando” con i miei amici in pose improbabili e olive ovunque ma ultimamente non mi riesce. Questa benedetta fistola l'ho fatta alla fine, sapete esattamente di cosa si tratta? A grosso modo uniscono una vena e un'arteria, in modo da costruire un vaso più grande che sia in grado di mantenere la portata di sangue necessaria alla dialisi. Mi ha operata un dottore meraviglioso di Pescara, lo stesso che mi mise anche il catetere, una di quelle persone che ti infonde sicurezza solo a guardarlo e che ti capisce con uno sguardo. In ambulatorio eravamo io, il chirurgo, un dottore assistente di cui non so dirvi molto ma super disponibile, l'infermiera (fantastica), e Giorgia, una dottoressa del reparto di Chieti con cui si è instaurato un rapporto particolare, non so come dirvi, non ci conosciamo affatto eppure mi sembra di conoscerla da una vita, mi fido molto di lei e sapere che c'è nelle operazioni importanti mi rassicura. Radio accesa, loro che si beccavano per rilassarmi, e puzza di pollo nell'aria. Sì, avete capito bene! Dal mio braccio, aperto sotto i loro ferri, usciva del fumo e puzzava di pollo. Cercavo disperatamente di concentrarmi sulla musica ma non vi nascondo che quando sentivo la parola “seghetto” la mia concentrazione vacillava! Non meno inquietante era il rumore di quel cavolo di laser (che immagino servisse a bruciare i capillari per non farli sanguinare) che faceva il rumore di quelle macchinette infernali quando bruciano le zanzare, avete presente? Meraviglioso! Ricordo di aver sentito:
- despacito
- When we were young di Adele
- Una canzone della mia adorata Alanis Morrissette di cui non ricordo il titolo.
E poi il buio.
Non è stato doloroso, se faccio un confronto con l'operazione del catetere non c'è assolutamente storia, fastidioso sì, ma doloroso non direi. È successa una cosa che non scorderò mentre ero lì col dottore, per sentire la pulsazione della vena ha usato un dopplerino, e la mia mente è volata a quando con lo stesso strumento sentivamo il battito del cuore di Lorenzo, quando era nella mia pancia, era lo stesso identico suono. “È comunque qualcosa che nasce”, gli ho detto io, e lui sorpreso mi ha risposto che in effetti sì, è comunque qualcosa che nasce. Poi sono rimasta un paio d'ore in osservazione, si alternavano Stefano, Francesca e mia mamma per farmi compagnia e portarmi le meravigliose pizzette di Ercolino. Poi sono tornata a casa tranquilla, il braccio era ancora addormentato e con l'aiuto del ghiaccio non sentivo praticamente niente. Fino a quando l'effetto dell'anestesia è porco giuda finito e io ho cominciato a vedere le stelle. E quando è successo secondo voi? Ma durante la dialisi, ovvio! Ero devastata dalla giornata, ancora più stanca per la dialisi che sembrava non finire mai e il braccio ha cominciato a farmi un male pazzesco, mi sembrava di averlo ancora aperto con i dottori che ci lavoravano dentro, una sensazione terribile. Ho cercato di resistere il più possibile ma alla fine ho ceduto a una tachipirina e finalmente alle 4 mi sono addormentata. Alle 7 eravamo in piedi per la medicazione in ospedale, poi sono tornata a casa e ho passato il resto della giornata a letto a riprendermi un po’. Stasera siamo andati a mangiare un gelato per cena, ho preso un po’ d'aria e siamo tornati a casa. Vi scrivo dal balcone adesso, Lorenzo dorme, Stefano è dentro a giocare alla Play, e io sto qui a dare aria ai pensieri. È un periodo duro, ma grazie a Dio è estate e il profumo della sera mi porta via.