lo confesso, mi commuovo.
Questo amore è una camera a gas è un palazzo che brucia in città questo amore è una lama sottile è una scena al rallentatore Fotoromanza, Gianna Nannini
6 ottobre: matrimonio.
si sposa una mia ex coinquilina, quelle ex coinquiline amiche con cui avrei diviso casa, vita e sentimenti ancora per molto.
mi invita.
le prometto di essere sobria.
risponde: "puoi fare quello che vuoi basta che tu non ti metta quelle zeppe sandalo zoccolo antistupro di marni".
mi faccio accompagnare da una frequentazione eterosessuale di bella presenza.
indosso un vestito dal fondo tortora con dei ricami in lurex rosa antico. smalto tortora di chanel. scarpa dorata sergio rossi. stola. anello della nonna.
sono sobria.
sono elegante.
non sono io.
ma mica è il mio giorno. è il suo.
arrivo in ritardo, la cerimonia è già inziaita. mi siedo: sono dal lato dello sposo. me ne rendo conto soltanto alla fine. il prete parla a tratti in veneto e capisco poco di quei tratti. quando ridono tutti rido anch'io perchè mi sembra sia il caso di allinearsi alla folla, di calarsi nella parte e dismettere i panni della sostenuta che vesto troppo spesso.
esco. lancio il riso sbagliando clamorosamente mira colpendo altri invitati. come da manuale.
aspetto che la sposa saluti la mamma, i parenti, le altre coinquiline.
mi avvicino, mi vede: un urlo di gioia e un abbraccio "non credevo saresti venuta" arrivo sempre in ritardo ma arrivo.
superiamo quasi indenni il pranzo e fumo seicento sigarette.
arriva il momento di ripartire per milano. saluto, perchè l'educazione lo richiede. mi abbraccia dicendo: che bello averti qui. e scoppio in una valle di lacrime. mi cola il mascara, mi si gonfiano le labbra, mi viene voglia di scappare a gambe levate o di rimanere perduta in quell'abbraccio di un'amica che mi fa impazzire perchè suda affetto. l'affetto vero. incodizionato.
i matrimoni mi scombinano. sono inadatta a questo mondo e sono queste le occasioni che mi schiaffan davanti a crudissima realtà.
[poi quel turbine di dubbi su me. non tenere mai a freno le mie manone lunghe e affusolate.]











