MAG020 - Caso #0113005 B - “Ostia Dissacrata“
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ARCHIVISTA
Seguito della dichiarazione di Padre Edwin Burroughs, riguardo alla sua presunta possessione demoniaca. Dichiarazione originale rilasciata il 30 maggio 2011. Registrazione audio di Jonathan Sims, Capo Archivista dell’Istituto Magnus, Londra.
Continuazione della dichiarazione.
ARCHIVISTA (DICHIARAZIONE)
Fu la prima volta che ebbi esperienza di una cosa del genere. A quel punto, stavo cominciando a sospettare di avere avuto qualche genere di allucinazione, ma non avevo mai sentito prima una… una presenza dentro di me, all’interno del mio essere. Era una sensazione così completamente orribile che è difficile metterla a parole. Come un riflesso incondizionato, i tuoi muscoli si muovono senza alcuna istruzione della mente, ma invece che un rapido spasmo della gamba, è un lento movimento della mandibola, delle labbra, che formano parole nella tua bocca. Ci sarebbero state cose peggiori, ovviamente, ma non penso che nessuna di queste fu così profondamente inquietante come quella sensazione.
Mi allontanai solo di qualche via da Hill Top Road prima di non essere più in grado di tenere l’equilibrio e caddi a terra, vomitando violentemente. Non potevo negare che ci fosse qualcosa dentro di me, e credo che di qualunque cosa si trattasse era entrata da Bethany O’Connor. Cercai di pregare, cercai di dirigere la mia mente a D- non ci riuscii. Provandoci, la mia gola si chiuse e respirare divenne difficile.
Mi sdraiai sul bordo del marciapiede, e piansi. Asciugandomi gli occhi, tirai fuori la mia Bibbia, e cercai disperatamente conforto in essa ma quando la aprii, pur essendo la pagina una del Vangelo di Luca, le parole erano dalla Genesi: “Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere.”
Intorno a quel passaggio le scritte si trasformavano e fluttuavano davanti ai miei occhi. E ovunque c’erano parole che mi avrebbero dato conforto, le trovavo coperte da macchie scure. La bile cominciò a salirmi in gola di nuovo, e volevo disperatamente gettare via il libro. Lo strinsi, però, solo per un momento prima di rimettermi il piccolo volume nella giacca. Ci volle più forza volontà di quanto credessi possibile, ma lo tenni. Mi alzai su gambe incerte, e tornai barcollando alla canonica.
Dormii a lungo, e saltai la messa della mattina, dicendo che non mi sentivo bene. Non era una bugia, ovviamente; restai là coricato per ore. Sembrava esserci sicurezza nell’immobilità, come se l’inazione non potesse fare alcun male. Non mi costrinsi ad alzarmi dal letto. Nessuno mi disturbò - penso che si fosse sparsa la voce che stavo passando un periodo difficile e stavano quasi sicuramente cercando di decidere chi fosse meglio mi parlasse, o persino se si dovesse chiedere al Vescovo di intervenire.
Decisi che avevo bisogno di parlare con Padre Singh. Non pensavo sarebbe stato in grado di aiutarmi, ma almeno aveva familiarità con il caso di Bethany O’Connor. Forse avrebbe avuto qualche idea su cosa stesse accadendo. Cercai di trovarlo in fretta - le facce su ogni crocifisso e dipinto sembravano contorcersi in un ghigno quando vi passavo davanti e la mia testa pulsava. Il sangue dipinto riluceva come se ancora fresco. Sono lieto del fatto che non incontrai nessuno, perché barcollavo così tanto che avrebbero pensato fossi ubriaco.
Finalmente trovai Padre Singh nella piccola cappella. Sembrò sorpreso di vedermi e mentre mi avvicinavo a lui, sbiancò e indietreggiò leggermente. Non posso immaginare che aspetto orribile dovessi avere per ottenere una simile reazione da lui, ma mi sedetti comunque al suo fianco. Cominciai a parlare, a raccontargli tutto ciò che era accaduto. Lui restò in silenzio mentre parlavo, finché non cominciai a raccontare dell’esorcismo che avevo tentato di fare a Bethany. Lui alzò la mano, e chiese se preferissi parlarne in confessione. Sul momento fui confuso, e gli chiesi che peccato avessi commesso. Mi guardò, e giuro che c’era quasi un sorriso sul suo volto quando parlò. “Orgoglio spirituale,” disse, “che ha condotto a una notevole caduta.”
Pur essendo turbato dal suo atteggiamento, non potevo negare che avesse ragione. Concordai, e lasciammo la cappella. Poco dopo stavo raccontando la mia storia in forma di confessione, e non potei fare a meno di piangere mentre descrivevo quello che era successo mentre tentavo di benedire quella casa in Hill Top Road. Finii il mio racconto, e aspettai che Padre Singh parlasse della mia penitenza o la mia assoluzione. Invece, si fermò per qualche momento, poi disse, “No, i tuoi peccati sono più profondi di così.” E cominciò a elencarli.
Ogni trasgressione che avevo compiuto da quando avevo sei anni. Il bambino disabile che avevo bullizzato alle elementari, la volta in cui avevo rubato dalla borsa di mia madre per comprare delle sigarette, le indiscrezioni che avevo avuto in seminario. Tutte. Le avevo confessate tutte in precedenza ed ero stato assolto, ma non a Padre Singh, e sentirlo rinfacciarmele in una così cruda lista di malvagità mi scosse profondamente. Notai qualcos’altro mentre parlava: Padre Singh era emigrato dal Jaipur circa dieci anni prima che io lo conoscessi, e aveva sempre avuto un accento molto forte, ma la voce che parlava ora per leggere la mia litania di malefatte non ne aveva traccia. Era un accento netto e pulito da Received Pronunciation, anche se l’intonazione sembrava quella del mio amico.
Balzai in piedi e corsi fuori dalla stanza, e verso la porta d’ingresso. Dovevo uscire, andare da qualche parte in cui potessi respirare. Nel corridoio passai di corsa davanti ad altri due preti, che sembravano più preoccupati che mai. Uno di loro era Padre Singh.
Era buio quando lasciai la canonica. Non avevo idea di dove stessi andando o perché; avevo solo il disperato bisogno di essere da un’altra parte. Le strade di Oxford avrebbero dovuto essere piene di studenti ubriachi a quell’ora della domenica notte - almeno, pensavo fosse domenica - ma erano quasi deserte. Occasionalmente, vedevo delle figure in piedi o che camminavano alla fine delle strette strade, ma erano nell’ombra, delle sagome contro quel poco di luce che c’era, ed erano sempre sparite quando mi avvicinavo. Cercai nuovamente di pregare ma le parole morirono sulla mia lingua. Non ho mai sentito una disperazione della portata di quella che sentii in quel momento.
Le vie di Oxford sono tortuose, e dimostrano l’età del posto, ma avevo vissuto là per non poco tempo e le conoscevo bene. Quella notte, però, era come se non ci avessi mai camminato prima. Vedevo strade in cui ero passato centinaia di volte, ma sembravano diverse, i miei occhi si focalizzavano su dettagli che non avevo mai notato prima, e a ogni svolta scoprivo di non sapere dove stessi andando o in che posto mi avrebbe portato. Il mondo che conoscevo mi era diventato alieno, e semplicemente non sapevo cosa fare.
Alla fine, mi trovai davanti all’Oratorio in Woodstock Road. La grande finestra circolare della chiesa si mosse quando la guardai, come se fosse un enorme occhio che ruotava per fissarsi su di me. La porta era aperta e dall’interno si riversava fuori una luce calda. Anche nel profondo del mio - immagino si possa chiamare attacco maniacale - c’era qualcosa di confortante in quella luce. Un uomo apparve sulla porta. Era alto e pallido, e vestito come un ministrante.
Lo raggiunsi. La mia vista era sfocata, anche se non saprei dirle se fosse per il mio stato mentale al momento o se semplicemente stessi piangendo. Avrei dovuto sapere che qualcosa non andava. Sapevo che qualcosa non andava, ma non importava. In me non avevo più forza di combattere, quindi quando mi disse che era ora della messa, semplicemente annuii e lo seguii.
Mi accompagnò attraverso la chiesa. Era luminosa, così luminosa. Le candele ricoprivano ogni superficie, ognuna brillava in modo così potente che potevo a malapena guardarle direttamente. La struttura era come me la ricordavo, ma i banchi erano tutti vuoti, e non vidi nessuna delle statue o delle croci che mi aspettavo. L’uomo mi condusse senza che opponessi resistenza nella sagrestia, dove trovai stese la mia tonaca e la mia stola. La stola non era verde come mi sarei aspettato per una normale messa della domenica, né era viola o rosso o di un qualsiasi altro colore liturgico. Invece era di un giallo pallido, malaticcio. Sentivo gli occhi del ministrante fissi sulla mia schiena, e mi vestii velocemente.
In quel momento, la campana suonò per annunciare l’inizio della messa. Fu un singolo rintocco stonato, che fendette l’aria e mi fece quasi piegare in due per il dolore, per quanto malamente trafisse il mio cranio pulsante. Mi riebbi, afferrando il magro, scheletrico braccio del ministrante, e uscii nella chiesa. I banchi erano pieni ora. File su file di persone, molte più di quante ce ne fossero mai state a una messa che avevo officiato. Tutti erano vestiti di nero dalla testa ai piedi, e la loro pelle era di un giallo itterico e febbrile. Gli occhi di ogni uomo, donna e bambino fissavano dritti davanti a sé, e le loro bocca erano aperte, ampie e sorridenti, come se le loro mandibole fossero bloccate in una silenziosa smorfia.
Avrei potuto andarmene, adesso lo so. So che la mia volontà e le mie azioni erano mie, e anche al tempo sapevo che quello che stavo vedendo era così sbagliato. Così tanto sbagliato ma… al tempo non sembrava avrei potuto fare altre scelte. Persino in quello strano posto, fissato da parrocchiani infernali che devo aver saputo non fossero davvero lì. D-... Mi perdoni, persino allora, pensai di trovare del conforto nella liturgia. L’incenso dallo strano odore mi volteggiò intorno dal braciere del ministrante, e la mia testa fluttuava con un odore che sembrava così familiare, eppure così estraneo.
Finalmente, stetti di fronte all’altare iniziai la messa. Mi sorpresi mentre parlavo, e i nomi sacri scivolavano dalla mia bocca senza esitazione, ma la congregazione a cui mi rivolgevo era silenziosa, e ogni pausa per una risposta era accolta solo da quell’oppressivo silenzio a bocca spalancata, uno scioccante vuoto che fece stringere la morsa della paura che sentivo alla mia anima. Quando cominciò la Liturgia della Parola, guardai in muto orrore il ministrante dirigersi al pulpito per fare la prima lettura. Rimase lì, occhi scuri che scandagliavano la Bibbia aperta, prima di alzare la testa e guardare su come se stesse per parlare, ma tutto ciò che uscì dalla sua gola fu solo il singolo rintocco di quella campana, e la mia testa pulsò di dolore. La stessa cosa successe per la seconda lettura, quel lungo battito trascinato.
Poi ci fu la lettura del Vangelo. Io stesso andai al pulpito, e vidi che il passaggio indicato era Marco, capitolo 9, versetti 14-19. Cominciai a provare a leggerlo, ma la mia voce era sparita e dalla mia stessa bocca uscì il suono di quella campana. Caddi a terra, ma nessuno si mosse per aiutarmi.
A un certo punto, riuscii a rialzarmi, e un dolore sordo cominciò a crescere in me quando mi resi conto che poi ci sarebbe stata la Liturgia dell’Eucarestia. Il pensiero che queste persone, queste cose, prendessero il corpo di Cr- prendessero il sacramento della Santa Comunione sembrava la più terribile delle blasfemie. Non mi fermai, però. Non sapevo che altro fare, e la mia mente stava fluttuando con il suono della campana e l’orrore collettivo di tutte le cose che avevo visto e provato.
Il ministrante mi portò le particole e il vino, e io li presi. Sentivo le mani strane e umidicce nel tenerli, ma li portai all’altare e cominciai a parlare. Questa volta le mie parole uscirono chiare e nitide, e mentre le dicevo notai che nei banchi c’erano sempre meno parrocchiani. La speranza cominciò a crescere in me, perché sembrava che le parole stessero scacciando quegli osservatori itterici, e insistetti. Finalmente, i banchi erano vuoti, e il mio cuore mi si risollevò quando mi girai verso il tabernacolo per prendere il resto dell’Ostia.
Era strano, la tenda di ricco tessuto che copriva la scatola di metallo decorata sembrava bloccata, quindi tirai e tirai e finalmente si liberò. Aprii la porta e presi l’Ostia, riportandola all’altare. Poi me… me la portai alla bocca, e mangiai. Non aveva il sapore che mi aspettavo.
Sono certo che avrà indovinato la realtà di ciò che stavo mangiando. Non sapevo neanche dove fossi, un qualche squallido scantinato, da quello che mi sembrò quando la luce colpì i miei occhi e tornai alla realtà. Almeno, suppongo che questa sia la realtà. Sogno, a volte, che forse questa è l’illusione - il mio arresto e la mia prigionia sono un’illusione. Che non sono un assassino cannibale.
Non importa. In quel momento, vedendo quei cadaveri legati davanti a me, presi la decisione di non compiere più un’azione. Non commetterò l’ulteriore peccato di togliermi la vita, ma restai là seduto finché la polizia non arrivò. Mi dichiarai colpevole di tutti i capi d’accusa che mi furono presentati, e ora sono qui, a dubitare di tutto ciò che vedo e sento. Sì, mi preoccupo dello stato della mia anima, ovviamente, ma c’è poco che io possa fare. I miei vecchi colleghi sono passati di tanto in tanto, e anche il Vescovo una volta, ma non aiuta. Qualunque cosa stiano effettivamente dicendo, tutto ciò che sento è il suono della campana.
Grazie per il suo tempo.
ARCHIVISTA
Fine della dichiarazione.
Alla fine la seconda parte di questa dichiarazione era stata solo archiviata erroneamente nella cartella successiva, il che è stato utile, sebbene sollevi la domanda di chi l’abbia letta per ultimo. Martin è ancora assente, ma Tim e Sasha hanno entrambi giurato di non averla vista prima. È stato il mio predecessore a leggerla in un qualche momento? Questo sembra improbabile dato lo stato del posto; trovo difficile dare credito all’idea che Gertrude Robinson abbia effettivamente letto anche solo uno di questi file. Comunque, non è assolutamente la nostra principale preoccupazione.
È difficile sapere da dove cominciare con una dichiarazione del genere. Se la persona che ha dato la testimonianza non è in grado di distinguere il reale dalla finzione, questo solitamente non promette nulla di buono per chi debba cercare delle prove. Cominciamo con Bethany O’Connor. Da quanto Sasha è riuscita a trovare nei registri del St Hugh’s College, è stata effettivamente una loro studentessa, studiava archeologia, immatricolata nel 2008. Tutto ciò che Padre Burroughs dice riguardo la sua fede, il suo ricovero e la sua morte sembra coincidere con i rapporti ufficiali. Tuttavia, i registri del college sembrano elencarla come una degli studenti che vivevano nei dormitori durante il suo secondo anno, piuttosto che in una casa fuori dal campus, ed è stato un portiere quello che lei ha attaccato con un coltello da cucina, piuttosto che un coinquilino. In effetti, secondo l’agenzia immobiliare, nessuno viveva al numero 89 di Bullingdon Road quell’anno, quindi qualunque cosa Bethany stesse facendo in quella casa, non era viverci legalmente.
I vecchi colleghi della Chiesa di Padre Burroughs sicuramente ricordano il suo crollo dopo l’esorcismo fallito. Erano a quanto pare in procinto di parlare con il Vescovo per fargli avere aiuto quando ha avuto luogo “l’evento culminante” che ha portato alla sua incarcerazione. Prima che incontrasse Bethany O’Connor, nessuno di loro aveva nulla che non fosse grande apprezzamento per l’uomo.
Per quanto riguarda l’evento in sé, Padre Burroughs fu trovato in una delle stanze sul retro del numero 89 di Bullingdon Road. Indossava un grembiule da macellaio ed era seduto di fronte a due studenti, Christopher Bilham e James Mann. Entrambi erano legati a delle sedie e parecchio morti. La causa del decesso fu indicata come dissanguamento a causa di lacerazioni multiple lungo le gambe e il torso, come anche la rimozione della faccia di entrambi con una lama affilata, possibilmente un bisturi. La faccia di James Mann risultò essere stata parzialmente mangiata da Padre Burroughs. Lui si dichiarò colpevole di tutte le accuse di cui fu imputato e sta attualmente scontando due ergastoli alla prigione di Wakefield, anche se l’HMPS ha rifiutato la nostra richiesta di un’ulteriore intervista.
Ciò che mi interessa è il parallelismo tra il climax dell’allucinazione di Padre Burrough e la realtà, e il fatto che in nessun momento ha compiuto un’azione che sarebbe potuta essere analoga al legare e uccidere gli studenti. In più, mi colpisce il fatto che il ministrante che ha descritto sembra fuori posto rispetto alla maggior parte degli altri suoi deliri, perché sembra essere un agente attivo, il che è atipico per queste visioni che il prete descrive. Infine, c’è il piccolo dettaglio menzionato nel rapporto di polizia che nessuno degli strumenti usati per uccidere o mutilare le vittime furono trovate sulla scena del crimine. Tutto ciò mi porta a credere che ci possa essere stata una seconda persona là quella notte, anche se parlando con la polizia, ho avuto l’impressione che ci sia poco desiderio di riaprire il caso, considerando il successo del primo processo.
C’è un altro dettaglio che Tim ha scoperto che salta all’occhio secondo me. È un nome che riconosco, sebbene io non abbia idea di cosa possa significare. L’Oratorio non è stato ovviamente l’effettiva scena dei crimini di Padre Burroughs, ma là accadde una cosa strana pochi giorni prima. Fu consegnata una stola giallo pallido, che a quanto pare sparì meno di un giorno dopo che era stata messa la firma per la ricezione. Questo sarebbe insolito, ma non necessariamente degno di nota, se non fosse per il fatto che uno dei diaconi ricorda che il pacchetto fu consegnato loro da una compagnia chiamata Breekon and Hope Deliveries.
Fine della registrazione.
[Traduzione di: Silvia]
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