senza pagare
Le iridi chiare tornano sul bff prima di slittare del tutto verso Haze. « Shottino? ». Un po’ di shottino solo io e te, Haze?
« Oh, che, io? » aggrottando la fronte e scagliando addosso a Merrow uno sguardo in cui lei sarà probabilmente in grado di leggere una cosa tipo ‘io non c’entro niente e non ho nulla con nessuno dei due, quindi posso accollarmi tranquillamente sta cosa senza rischiare di finire a pezzettini nel bidone dell’organico fuori nel vicolo, giusto?’. « Se loro vanno a ballare… » altra innocente alzata di spalle « accollata ». Un’altra occhiata delle loro alla Grifondoro prima di proferire un « ‘nnamo Xavì » cominciando a muoversi verso il bancone dove approderebbe con ambo i gomiti, molleggiando in avanti per sovrastare di poco il chiasso della musica dal vivo ed interloquire con il barista. « Due shot per me e per il mio amico, per favore » analcolici, ovviamente, che tanto il menù passa soprattutto quelli, indicando Xavier con un rapido scatto laterale del capo « direi che se non ci sono obiezioni… » le iridi glaciali che cercherebbero conferma in quelle del Serpeverde « per la scelta della pozione potremmo rimetterci a te » rivolta al barman « stupeficiaci! Altrimenti vai » scegli « tu Xavì, per me è uguale. Basta che non sia contrastiosa, che l’abbiamo già presa: non vorrei rischiare troppa benevolenza, che tutta in una volta potrebbe anche uccidermi ».
« Che c’hai, il singhiozzo? » il tono piatto mentre lo sguardo viene portato verso di lei proprio al termine di quel nome a metà. « È la contrastiosa che ti fa parlare così tanto, quindi? » o sei tu di norma, Coleman? « Stupeficiala. » con un buon shot. « Ancora qui sei? » neanche un secondo dopo, al barman. Ergo, ti muovi che vuole bere?
« No è che il tuo nome intero forse mi fa un po’ cagare perché sembra quello di un farmaco per il reflusso, non ti dispiacerà se ne taglio un pezzetto, mh? » ironica al punto giusto, sostenendone lo sguardo.
E quando i due bicchierini arrivano… « Ti dovrebbero licenziare. » per quanto tu sia lento, barman. Gentile, educato, simpatico e carino come sempre. Osserva il bicchierino avvicinarsi, circondandolo subito dopo con la mano destra sollevando il gomito e simulando un cin-cin in aria, mentre un passetto viene fatto in avanti, avvicinandosi appena un po’ a lei, proprio perché mentre avvicina il vetro del bicchiere alle labbra è la mancina a richiudersi in un pugno facendo spuntare solo l’indice in fuori, lo stesso che tenta di essere appoggiato sotto il mento di lei con l’intenzione di farla sbrodolare con una leggera spinta verso l’alto e quindi all’indietro, durante quella rapida bevuta. Sperando di riuscirci, cosicché da poter buttare giù il suo ed eventualmente ridere.
« Lo scusi, le direi che è ubriaco, ma è semplicemente un c*glione e non vorrei discriminare inutilmente le categorie sbagliate » facendo spallucce verso il barista prima di portare il bicchiere alle labbra e divenire vittima del simpaticissimo scherzetto. Istantaneamente va indietro con le chiappe, sporgendo lievemente le braccia che rimangono protese in avanti, in una mano ancora il bicchierino da shot. Se ne rimane lì sbrodolata fino alla giugulare, le labbra schiuse, la mano che sorregge il vetro parzialmente bagnata dal liquido dapprima in esso contenuto. Quanto meno è riuscita a berne una parte, anche se pochissimo. « Prendi-dei-tovaglioli. » lapidaria « o vedremo quanto è profondo il tuo buco del c*lo perché puoi assicurarti che lo infilo da lì e te lo faccio sputare da sopra» scrollando la mano che brandisce il bicchiere. Attenta princi, t’è caduta la tiara. Intanto quello che aveva da asciugare lo asciuga comunque tranquillamente con il dorso della mano e del braccio, fregandosene palesemente di un suo eventuale giudizio: non ha intenzione di aspettare i suoi tovaglioli. Ed è anche stanca di sorbirsi le sue lamentele sulla noia e la scontatezza delle sue risposte. « Non sono un’intrattenitrice e tu non mi paghi per intrattenerti » detto con nonchalance, il tono di chi sta ripetendo il proprio numero telefonico « sappiamo benissimo entrambi da che parte della sala dovresti essere, e non è né con me, nè con lui » andando ad indicare con uno scatto del capo il barista, intento a versare distrattamente da bere ad altri clienti poggiati al bancone. «Né con Delation, a dirla tutta» alludendo chiaramente a Merrow e scrollando la testa in segno di disapprovazione « perciò te lo dico chiaro e tondo, se cerchi una balia per innescare improbabili reazioni in qualcun altro» la tocca piano, eh « lì è pieno di quaranta-cinquantenni che non vedono l’ora di sentirsi lusingate dalla tua presenza ed avere qualche ultimo secondo di gloria prima di finire nel pattume dei rimpianti giovanili» e dice il tutto fissando di fronte a sé una bottiglia di vetro striata da motivi geometrici particolari « ma per il resto ti ricorderei che la tua sala comune non è la mia, a che Casata appartengo, e che i c*glioni Tassofessi a quest’ora dormono sotto lenzuolini di flanella, non sorseggiano cocktail in un pub per maggiorenni ». Una reazione che nasce dalla consapevolezza di essere solamente un diversivo. Un diversivo che probabilmente sta facendo ingramare non di poco la migliore amica.
« Sei proprio stupida. » il primo commento che ci tiene a dare, così de botto, senza nemmeno pensarci. « Tu non sai proprio niente. » o solo quello che ti è stato riferito. « Quindi dovresti sapere benissimo che la parte della sala in cui dovrei essere me la scelgo io, sempre e comunque » si dà il caso che non abbia intenzione di dover utilizzare chissà quale termine per andare dritto al punto « e che c’è qualcosa che si sa bene » e che quindi puoi sapere anche tu « che se non avessi scelto di star qua, sarei a divertirmi con Delation. » giusto perché è il suo migliore amico, ricordiamolo. « Quindi » rimarcando piuttosto bene un concetto che già di per sé dovrebbe essere stato piuttosto chiaro « prima di dar aria a quella bocca, prova a sentire quello che si muove nella tua testa » aka non dire parole troppo affrettate, pensaci un po’ su « o il cappello parlante ha seguito la lamentela di una bambina che gli diceva ‘Non mandarmi a Tassorosso che non voglio risultare più imbecille di quanto già…’ continuo? » bloccandosi così giusto perché ha già parlato abbastanza.
[…] Si rimpasta la bocca, deglutisce; diventa tutta zigomi ed occhi da iceberg cerchiati di nero. Solo a questo punto dopo aver abbassato le palpebre andrebbe a voltarsi verso il bancone con un movimento secco. « Tu » tentando di richiamare l’attenzione del barista. « Tu, sei sordo? Devo forse tirarti un Redùcto tra le chiappe per farti scattare? » cambiando completamente registro, inviperita. « In questo fo*tutissimo buco del gramo dimenticato da Merlino la servite qualcosa senza i vostri esperimenti da pozionanti falliti dentro? » ora più simile ad una iena; insomma, si sta girando un bel po’ di specie animali. « Se deve essere analcolico per le vostre politiche aziendali del crup, che quanto meno sia decente, che per fortuna quello di prima me l’ha sbrattato per metà lui addosso » scatto della testa verso il Serpeverde. Respiro profondo che le dilata ampiamente il petto, braccia conserte, ora rivolge nuovamente la figura interamente a lui « richiamo quella colonia secolare di pidocchi dall’ufficio di Doragon per farmi rismistare? » chiaro riferimento al cappello parlante.
Cattura quell’umettata di labbra e quell'intenzione a trattenersi, la stessa che sembra nascere in lui dove le labbra non fanno altro che smuoversi in quello che permette di diventare subito dopo uno schiocco, lasciando che la lingua batta fortemente sul palato e le sopracciglia si flettano, come se in quel modo volesse ancor di più affacciarsi al 'discorso' appena fatto. Ma poi si volta di scatto verso il barman che è diventato il capro espiatorio di tutta questa barzelletta per partire con una sfrecciata degna di chi almeno una volta è corso sulla scopa. « D'altronde fanno tremendamente schifo. » in aggiunta, proprio al discorso di lei « Oltre al fatto che più che sbrodolarselo addosso » e lo sbuffo di divertimento è inevitabile « avrebbe voluto vomitartelo, addosso. » scegliendo lo stesso giro di parole per dar un peso maggiore a queste. « Sai cosa? » al barman, dandogli del tu che non gli spetta. « Non vi meritate nemmeno uno zellino per quest'acqua sporca. » giusto per ricordare che tipo ancora non hanno pagato? Ed è pronunciandolo che si ritrova a portare le iridi chiare sulla Corvonero, assottigliando di poco le palpebre per non dare nell'occhio in ciò che, con un passo all'indietro dal bancone, dovrebbe essere piuttosto chiaro. « Dipende. » sei ancora in prova, insomma. Ma basta un « Corri. » per cambiare le carte in tavola. Perché quel che fa è voltare le spalle al bancone e compiere uno scatto necessario per fuggire da lì, verso l'uscita del locale. Lo sguardo che punta indietro nel controllare che Haze faccia lo stesso. Aspettandoselo, in realtà. E nel mentre, in tutto ciò, ride.















