Occhi bassi, muri alti - Parte II
Uscì come al solito per vagabondare. Girare per le strade senza una meta precisa gli piaceva. Respirare quell’atmosfera e l’odore della strada bagnata lo faceva sentire meglio. Si fermò sotto un porticato, si accasciò, e cercò di scrollare via dalla mente quell’immagine orribile del suo risveglio. Accese una sigaretta. Il primo tiro fu lungo e piacevole, quasi una liberazione per lui che viveva merda tutto il giorno. Il pianto del cielo in quella giornata scura sembrava riflettere l’animo di Dorian. Continuava a fumare, e di tanto in tanto allargava le sue luride braccia, cercando di svegliarsi e allentare la tensione. Il fumo lo aiutò in tutto ciò. Aprì gli occhi. La grande piazza era deserta e grigia. Cercò di registrare quel momento, per poterlo ricordare il più a lungo possibile. Quell’unico istante lo vide tristemente felice. - Scusa, hai da accendere? - Una voce gli si fece avanti. Era dolce e lieve, ma rotta da lacrime e dall’angoscia. Dorian sussultò, convinto com’era di essere solo in quell’istante di cui aveva cercato di impadronirsi. - Eh…? – Non riuscì a dire nient’altro. Si accorse però di quella figura che ora si ritrovava avanti molto più confusa di lui. - Po-potresti accendere la sigaretta? – chiese nuovamente la voce, interrompendo il suo silenzioso pianto. - Ah, scusa. Certo, prendi. – Alzò lo sguardo, incrociandolo con degli occhi sommersi dalle lacrime di una bellissima ragazza. Tremava. E ciò le impediva di accendere la sua sigaretta. L’odore della pioggia divenne un tutt’uno con quello della ragazza. Dorian cacciò la sua boccata di fumo, poi inspirò profondamente. Quella figura incerta risvegliò in lui emozioni che credeva di aver perso del tutto. Fece per alzarsi. L’accendino cadde di mano alla ragazza che come sentì l’urlo di quell’immensa caduta, si voltò di scatto, scappando via. Raggiunse il centro della piazza e si gettò a terra di colpo. Le lacrime che le solcavano il viso sembravano molto diverse dall’acqua che scendeva sempre più forte, annerendo sempre più il cielo, quasi a voler partecipare all’angoscia di quelle due anime sperse. Dorian raccolse l’accendino e si rialzò lentamente, vacillando. Si diresse verso la ragazza, a piccoli passi, mani in tasca e sguardo chino. La raggiunse nel tempo di un’istantanea eternità. - Alzati, dai. – Le porse la mano che la ragazza istintivamente afferrò. Dorian la tirò su, aiutandola ad avanzare. La piazza era sola con loro. E loro erano soli con se stessi. Raggiunsero il lato opposto del porticato. Si sedettero a terra. Con una mano Dorian le alzò il viso e le scostò i capelli dalla fronte sfiorandole la pelle. Gli occhi della ragazza si alzarono verso quello sconosciuto e lo ringraziarono. Fecero un respiro profondo. Dorian le afferrò la mano e a fatica riuscì a chiederle il nome.












