- Molly… mi chiamo Molly… - la ragazza smise di piangere, riuscendo, tra le ultime lacrime, a rispondere a quello strano ragazzo, probabilmente l’unico che si sia interessato di lei. Ecco cosa le passava per la testa in quell’istante. Ci fu un enorme silenzio. Molly ora fissava Dorian. E cercava di fargli capire qualcosa, di fargli capire quanto fosse stato importante incontrarlo. Esistono anni da cui difficilmente nascerà qualcosa, e istanti da cui potrebbe nascere l’eterno. Dorian come al solito aveva lo sguardo basso, schivo, di chi non aveva più ispirazioni ma solo sogni, abituato ormai a quell’immenso grigiore che lo circondava. Tuffarsi negli splendidi occhi tristi di Molly non sarebbe in ogni caso servito a niente. Ad un tratto gli sembrò di cogliere un’essenza nell’aria, un qualcosa che già conosceva e che sapeva di amare. La sensazione che percepiva era quella di Debbie, forse l’unica persona a cui teneva davvero.
Si conobbero per caso, e lui subito intuì che quel giorno si stava imprimendo nella sua mente come un marchio a fuoco. Non ci volle molto per capire che Debbie era diversa dalle altre, dagli altri, da tutti. Anche perché fu l’unica persona che lo rese vivo, così come fu l’unica a considerarlo davvero vivo. Ma soprattutto lo considerava una persona. E a Dorian questo non capitava spesso. Per lui fu l’ultimo appiglio prima del baratro, quel baratro da cui sicuramente non sarebbe più uscito, e che adesso guardava dall’orlo. Aveva paura Dorian, paura che tutto ciò si ripetesse, che pian piano Debbie svanisse dalla sua anima. In fondo però sapeva che non sarebbe mai stato possibile. Era entrata con tanta forza e con tanta irruenza che niente avrebbe potuto lavarla via. Ne era cosciente. Anche del fatto che non avrebbe mai potuto vivere fino in fondo un’altra persona. Nemmeno il tempo di rendersene conto e Dorian se ne innamorò perdutamente. Debbie divenne per lui un faro nelle notti di tempesta. Ma evidentemente era una barca destinata a naufragare presto. Il faro non gli illuminava abbastanza la rotta. E a mano a mano la luce divenne sempre più fioca, fino a trasformarsi in una piccola lucciola, sufficiente però a mostrargli la propria figura nel buio. Ci riusciva però per poco tempo. Troppo poco. Si ritrovò così a inseguire quella piccola lucciola, perdendola ogni volta che si spegneva, e cercando di avvicinarla quando riusciva a vederla.
Molly vedeva in lui un piccolo faro adesso. E lo fissava. Dorian levando gli occhi verso il volto della ragazza si accorse di del suo sguardo. Per un attimo si sentì a disagio. - Come hai detto di chiamarti? – Cercava di nascondere le sue emozioni e di sembrare distaccato e freddo perché ne aveva paura, così come temeva quelle degli altri. - m-mi chiamo Molly… Molly… - - Grande… dai vieni, che ti offro una birra… -