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Elastografia: metodo nuovo per identificare i tumori?
Milano 23 Aprile – Misurando l’elasticità dei tessuti tumorali, ricercatori norvegesi e francesi stanno convalidando un metodo del tutto nuovo per scoprirli. Col nome elastografia, la nuova modalità potrebbe diventare comune come oggi lo è l’imaging con raggi X.
Il dott.. Per Kristian Hol, noto radiologo e consulente del Centro Interventistico dell’Ospedale Universitario Rikshospitalet di Oslo (www.med.uio.no) sostiene che “L’elastografia dà agli oncologi una nuova metodica per rilevare i tumori e potrebbe essere molto utile per determinare quanto seria sia la malattia”.
Allo scopo di rilevare il cancro, determinare come si stia sviluppando e quanto possa essere pericoloso, gli ospedali devono impiegare spesso metodiche complesse e costose come la radiologia, la risonanza magnetica nucleare (RMN), la tomografia a emissione di positroni (PET) o la tomografia computerizzata (TAC).
Alcune di queste modalità emettono una gran quantità di radiazioni, mentre altre hanno impieghi molto costosi. Si stima che in Norvegia ogni anno circa 100 norvegesi si ammalino di cancro a causa di radiazioni X, come ha comunicato il radiologo dr Lars Borgen nella sua relazione in medicina clinica nel 2012.
Secondo il fisico nucleare dott. Erlend Bolle, la radiazione emessa da una TAC è circa 10 volte superiore di quella media di fondo assorbita durante tutto un anno, mentre per le scansioni PET s’inietta ai pazienti un tracciante radioattivo.
Il dott. Hol dice: ”Noi desideriamo la miglior diagnostica possibile con la minor dose assorbita di radiazioni; l’elastografia è del tutto sicura”.
L’elastografia può essere combinata sia con l’imaging RMN sia con quella a ultrasuoni; le apparecchiature RMN sono costose, “quelle a ultrasuoni sono economiche, ma i risultati dipendono molto da quanto l’esame sia di qualità”. “Noi prevediamo per il futuro che l’elastografia sarà eseguita negli studi medici di base“.
L’ospedale universitario sta ora programmando di impiegare la metodica sui pazienti. Il dott. Anne Caterine T. Martisen, direttrice del settore di fisica diagnostica al Centro intervenzionale e professore associato del dipartimento di fisica dell’Università di Oslo dice: ”Noi non conosciamo ancora molte cose dell’elastografia, ma la metodica pare promettente”. “Se l’elastografia si dimostrerà la tecnica che noi stiamo sperando sia, nel futuro prossimo potrà diventare un esame importante, che ci consentirebbe di impiegarla per caratterizzare tipi di tumore differenti, come quelli al fegato”.
I tumori non hanno la stessa elasticità dei tessuti sani: l’elasticità dei tessuti è in relazione alla densità in essi dei vasi sanguigni. I tumori hanno più vasi sanguigni dei tessuti sani e quelli maligni sia più vasi che maggior flusso sanguigno di quelli benigni e hanno elasticità diverse tumori dissimili in differenti stadi di sviluppo. L’elasticità dei tessuti tumorali può essere inferiore o superiore di quella dei tessuti sani e alcuni tumori possono mutare in metastasi, mentre altri no. Secondo la ricerca, gli scienziati sono in grado di ottenere una mappa del tutto nuova degli organi e dei tumori misurandone l’elasticità.
L’esame è semplice: si pone l’elemento vibrante sulla zona da esaminare. La frequenza della vibrazione può variare da alcune fino a duecento oscillazioni/sec: l’onda di pressione meccanica prodotta dal vibratore si trasmette fino all’organo in esame e lo attraversa, consentendo al medico di studiare l’elasticità delle parti sane e di quelle malate.
Ricercatori dell’Ospedale Universitario Beaujon di Parigi stanno valutando in questo periodo con l’elastografia pazienti portatori di fibrosi epatica, malattia che porta il fegato ad indurirsi a causa dell’alcool o di epatite; la ricerca proseguirà al Centro Intervenzionale di Oslo, al fine di verificare se il metodo potrà sostituire la biopsia con ago.
Negli ultimi quattro anni, il prof. Sverre Holm del dipartimento d’informatica dell’Università di Oslo, ha collaborato strettamente con i ricercatori francesi, avendo un’esperienza ventennale nel settore ultrasuoni come professore associato nel dipartimento del circolo e imaging medicale dell’Università norvegese di Scienze e Tecnologie.
I ricercatori francesi credono che in futuro l’elastografia potrà rimpiazzare la mammografia che impiega raggi X a dosi comunque non desiderabili. “L’elastografia può costituire un importante esame supplementare nella diagnosi del tumore al seno”. “In futuro saranno svolti importanti testi clinici al fine di valutare la sostituzione della mammografia con l’elastografia” dice il prof. Mickael Tanter dell’ESPCI Istituto universitario per Fisica e Chimica Industriale di Parigi (www.espcl.fr) che sviluppa la tecnologia impiegata dalla società francese Supersonic Image.
Il Centro Interventistico di Oslo ha meno certezze del professore francese: Per Kristian Kol sottolinea: “Se l’elastografia deve rimpiazzare lo screening per il tumore al seno, dovrà essere in grado di vedere i tumori più piccoli e di vederli meglio di quanto lo faccia oggi”. “Nella mammografia è difficile vedere i tumori piccoli e la strada da percorrere è ancora molto lunga.”
da Hospimedica International Nov.2013