poi a un tratto Fetusa, la maggiore delle sorelle, all'atto di prosternarsi, lamenta una rigidità ai piedi; la splendete Lampezia, tentando di venire in aiuto, è trattenuta da improvvise radici; una terza, volendo strapparsi i capelli si trova in mano delle fronde; un'altra ancora con dolore si accorge che le sue gambe sono inceppate dal legno; un'altra che le sue braccia si convertono in rami. Mentre considerano costernate questi fatti ecco che la corteccia fascia loro l'inguine e poi a poco a poco il ventre, il petto, le spalle, e le mani: resta libero solo il viso con la bocca che invoca la madre.
Che cosa può fare costei se non slanciarsi da una parte all'altra per baciarle, finche è possibile?
Ma non le basta: tenta di strappare i corpi dai tronchi e spezza con le mani i teneri rami: ma ne sgorgano, come da una viva lacerazione, gocce di sangue.
Le fanciulle ferite esclamano "Fermati, e risparmiaci, madre, ti preghiamo! è il nostro corpo che strazi spezzando l'albero! addio, ormai!" E la corteccia copre le bocche che pronunciano queste ultime parole. Da essa continuano a stillare lacrime che il sole rapprende in gocce d'ambra appese ai rami: quando queste cadono nell'acqua, vengono accolte e trasportatedal fiume trasparente che le consegna alle donne Latine, da portare come ornamento.