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5° GIORNO 13-01-2016: BAHIR DAR-EMFRAZ-GONDAR km 184
Alle 08.30 partenza per Gondar. Sosta idraulica-panoramica con indigeni stracarichi in strada e buoi scarichi al pascolo. Seconda sosta per fotografare uno scoglio nel deserto alto tra 130/150mt. Sul nome di questo portento della natura si può scegliere tra: “Monastero Quala Saint John” (come recita un grande cartello che lo ritrae); “Devil's Nose Rock” (come ci suggerisce il nostro accompagnatore Vincenzo su segnalazione dei nostri autisti); e “Roccia degli Avvoltoi” (come scrivono vari turisti su internet). Seguono bambini con bambini; altre scogliere; villaggi; autocisterne da sorpassare. Alle 11.20 ci fermiamo per visitare il fiorente mercato di Emfraz. Destiamo molta curiosità specialmente tra i bambini che conoscono “bene” l'inglese. Per i più piccoli, che non vanno a scuola noi stranieri siamo “You”, seguito prosaicamente da “Money”, “Candy” e “Pen”. I più grandicelli -che a scuola parlano solo inglese, è sono tutti bravissimi- iniziano con il chiederti da dove vieni e finiscono con il chiederti soldi. Dopo un caffè, alle 12.00 proseguiamo per Gondar. Per strada centinaia di ragazzi in uscita da scuola ognuno con la camicia colorata d'istituto. Arriviamo, alle 12.45, direttamente in un ristorante tipico-folcloristico-turistico-self service-di massa. -”Gondar, fu sede degli Imperatori d'Etiopia nei sec. XVII-XVIII, e di quell'epoca conserva i segni del suo passato imperiale nel recinto dei castelli; questi severi edifici del XVII° secolo che costituirono una possente difesa contro i nemici musulmani. La città si trova in un bacino fra le colline, dove tra alti alberi di eucalipto s’intravedono case dai tetti di lamiera, sopra cui si stagliano ancora in piedi a sfidare i secoli le mura di castelli la cui origine affonda nel sangue e nei fasti regali. A renderla così affascinante non è tanto ciò che è oggi, ma ciò che Gondar è stata. Circondata da terre fertili e allo snodo di tre vie carovaniere, in una regione che era una fonte ricca di oro, zibetto, avorio e schiavi, fu scelta dal Re Fasiladas (che regnò dal 1632 al 1667) come capitale del suo regno. Alla fine del XVII secolo poteva vantare magnifici palazzi, rigogliosi giardini e vaste piantagioni: qui si tenevano sontuosi banchetti e intrattenimenti stravaganti che suscitavano la meraviglia dei visitatori da tutto il mondo, e il suo fiorente mercato richiamava mercanti mussulmani dall’intero paese. Alla morte di Re Fasiladas la popolazione di Gondar superava già le 65.000 unità e la sua ricchezza e il suo splendore erano ormai leggendari. La città fiorì nel suo ruolo di capitale per oltre un secolo prima che le lotte intestine indebolissero gravemente il regno. Spesso è chiamata la Camelot d’Africa, ma questa descrizione non rende giustizia alla città: Camelot è leggenda, Gondar è realtà.”- Alle 13.45 visitiamo i famosi Castelli di Gondar patrimonio UNESCO. Un complesso unico che non ti aspetti, ben restaurato e con diverse ambienti visitabili nelle varie costruzioni.- “I massicci castelli di Gondar sono stati restaurati e costituiscono oggi la maggiore attrattiva della città, che gode anche della sua felice posizione nei pressi del lago Tana, dalle acque pescose. E’ la città di Gondar quella che conserva le tracce più evidenti del passato coloniale italiano in Ethiopia. Molto interessanti sono il palazzo dell’Imperatrice “Mentwab” e il Monastero di “Qusquam”. In Gondar si possono ammirare una serie di castelli costruiti dal 1632 al 1885 dai vari imperatori che regnarono durante questo periodo. La singolare architettura di questi spettacolari castelli rivela chiare tradizioni axumite, nonché una notevole influenza araba.”-Dopo la visita ai castelli entriamo nel cortile della chiusa Chiesa di San Michele che conteneva non ricordo quale preziosità, trasferita in altra sede; e nella Chiesa Debra Birhan Selassie in muratura con portali; irte scale di legno; avvoltoi sui rami; Ignazio che dorme; monaco che sorveglia. “Debre Berhàn Selassiè è una delle più belle e interessanti chiese etiopi ed è stata edificata sulle rovine di una precedente costruzione circolare. Fu eretta, a pianta rettangolare ad allineamento tripartitico, nel XIX secolo su un’altura a nord-est della città per volere di Iyasu, nipote di Fasilidas. Ma è all’interno che la chiesa, il cui nome significa “Monte della Luce della Trinità”, mostra tutta la sua straordinaria bellezza: l’assito in legno del tetto è affrescato da varie file di volti di giovani cherubini dai grandi occhi, mentre, nelle pareti perimetrali, compaiono varie scene che rappresentano la vita dei Santi, di Cristo e della Madonna. Conserva alcuni tra i più bei murali, croci dalle forme più svariate e antichi codici miniati di tutta la regione.” Proseguiamo visitando la Failedas Bath, una vasca rituale che si sta riempendo per arrivare piena (portata dell'acqua permettendo) al giorno del Timkat. Alle 16.55 rientriamo in hotel, ma alle 17.35 siamo tutti fuori per una passeggiata. Incontriamo venditrici di lupini; statue a eroici guerrieri; signorina ricercata su tacchi alti; cellularista indaffarato; bacheca affollata. Foto-veduta dal palazzo delle poste. In pochi minuti finiamo seduti al bar principale della “Piazza” principale della città, una rotonda con girandole di auto. Al tramonto, mentre rinfresca, ci godiamo lo smog etiope con fragranza di smog di casa nostra con una nota aromatica di diesel bruciato d'annata tipica delle zone aride del Corno d'Africa. Dopo cena, in hotel, faccio da spettatore-allievo a due coppie che si sfidano tenacemente a burraco, torneo che li/ci terrà occupati per tutto il viaggio.