Natura, appello al rispetto - Caffè filosofico
Luci basse al bar Rendez-vous. No, non è per creare un’atmosferaavvolgente. È per ricordarci di risparmiare energia. Il caffè filosofico del 13 febbraio “si illumina di meno”.
Una giornata dedicata al risparmio energetico, un caffè dedicato alla parola Natura. E comincia così, con un brain storming. Invece della luce artificiale, proviamo ad accendere le lampadine del pensiero.
La Natura e le sue parole: Antica Grecia, madre, campagna, rispetto, umiltà, vera, Leopardi. E immediatamente la ricerca di una definizione, per poterciintendere, per poter capire di cosa stiamo discutendo.
La natura è tutto ciò che genera, è generazione, creazione, è ciò che esiste, è caos. Una parola con due volti: il volto del mondo e quello degli esseri umani. La natura come ambiente e la natura come essenza dell’uomo. Aristotele sosteneva che “la natura è la sostanza di quelle cose che hanno unprincipio di movimento in se stesse, distinte dagli enti ingenerati ed eterni,da ciò che è per caso o fortuna, e infine da ciò che è per arte, ossia è dovuto al fare umano.” E subito la distinzione tra ciò che è per natura e ciò che è umano, individuato come cultura. Eppure nel flusso di pensieri, a questo punto, sembra verificarsi un corto circuito (per rimanere in tema). L’essere umano è natura? Se è natura, perché cerca di sovrastarla? Se siamo natura, perché la cultura da noi creata ci ha allontanato da ciò che è naturale? L'espressione che si sente spesso in tema di diritti civili è "contro natura". Durante il dibattito ci si è chiesti se la formula più appropriata da utilizzare non debba essere "contro cultura": è l'uomo che, dimenticandosi di esser natura, attribuisce categorie morali, utilizzando una terminologia inappropriata. (L'obiettivo di questi caffè è proprio tornare all'origine dei concetti e renderci conto di quanto dinamiche sociali del nostro tempo, spesso derivino da una mancata riflessione e analisi delle parole che utilizziamo).
La Natura è indifferente e se cerchiamo di attribuirle l’aggettivo di benigna o matrigna, stiamo costruendo una sovrastruttura concettuale propriamente umana. La Natura invece segue il suo corso, così come l’uomo si ritrova parte della Natura quando riconosce di pensare per se stesso, per sopravvivere. Tuttavia se ne distanzia quando assume la consapevolezza della morte. Nel momento in cui l’uomo è consapevole di dover morire, cerca di adattare l’ambiente alle sue esigenze. Ma quando è avvenuto il passaggio dall’uomo-natura all’uomo-cultura? Quando abbiamo cominciato a domandare, quando abbiamo iniziato a utilizzare attrezzi, quando abbiamo riconosciuto la sessualità come base del riconoscimento sociale. Ipotesi, a cui poterne aggiungere altre, per provare a spiegare il perché del nostro insistente intervento sulla Natura.
Stiamo modificando l’ambiente che abbiamo intorno in maniera sempre più invasiva. Alexander Langer, politico moderno, afferma che «Il primo e fondamentale messaggio ecologico che oggi si possa dare è semplicemente quello di una vita semplice, di una vita che consumi poco, di una vita che abbia grande rispetto di tutto quello con cui abbiamo a che fare, compresi gli animali, comprese le piante, comprese le pietre, compreso il paesaggio, cioè tutto quello che è stato dato in prestito e che dobbiamo dare agli altri.» L’appello alla semplicità. L’appello a ridurre l’esigenza di cercare delle comodità. L’appello a ritornare alla fatica. Agiamo, oggi, con l’obiettivo di facilitare ogni nostro movimento, creando tecnologia ad hoc. Questa complessità tecnologica (che certamente non va demonizzata) ci allontana, però, dall'autenticità della vita stessa.
Se la condizione dell’uomo è una condizione di totale fragilità, abbiamo la forza dell’intelligenza che ci ha permesso di evolvere nel tempo. Ma perché questa evoluzione non si trasformi in involuzione è necessario aver desta la consapevolezza di esser parte di questo mondo, di dover “riconoscere te perché sei con me”. Un appello al rispetto. E se lo riteniamo utopico, siamo in dovere di farci qualche domanda e cambiare punto di vista.