Scalare la montagna
Dove mi porti tutto questo parlare non lo so. Le lance si spezzano sulla roccia nuda, impotenti. Ma forse, quella che sto colpendo e tentando di scalfire, non è una fortezza -come credevo- è una montagna. E allora amico mio (in senso lato), lo vedi che stai sbagliando operazione? Non ci puoi entrare nella montagna, non sei uno speleologo. Sei un alpinista.
Devi inerpicarti per i suoi stretti sentieri. Scalarla. Arrivare in cima. Poi verrà anche il tempo di scendere. Ma quel tempo è ancora lontano, sperando di non cadere in un crepaccio.
Non temere. Questa è una scalata che tutti fanno. E non è il K2. E non stai cercando di stabilire un record. Non stiamo facendo a chi arriva prima. Varia da individuo a individuo. Ognuno si prende il tempo necessario. L'importante è impegnarsi per riuscire.
E ognuno fa questa scalata da solo. Certo, lungo la strada ci si aiuta a vicenda, qualcuno purtroppo lo si perde. Incroci coloro che stanno scendendo e ti fai raccontare com'è la vista. Ma alla fine della fiera, sulla vetta arrivi da solo. E devi capire che non c'è niente di male in questo. Il panorama da lassù è mozzafiato (un po' per l'altitudine, io mi porterei dell'ossigeno... i popoli delle Ande usavano masticare delle foglie di coca per combattere quel senso di vertigine e l’atmosfera rarefatta) e ne vale la pena.
Poi, oh, le tormente improvvise non le puoi prevedere. Nessuno te ne farà una colpa, nel caso. A meno che tu non sia come i tuoi, che alla notizia di chi è caduto sul fianco innevato e giù per chissà quanti metri, dicono: "Ma chi gliel'ha fatto fare? Perché non se ne stavano a casa?", mentre mangiano la loro cotoletta e la loro insalatina scondita.
Tu no. Anche se ti fa paura, hai sempre saputo che quella è un'impresa che merita rispetto.
Io dico, basta che ti prepari bene (c'hai pure quel coltellino svizzero "climber", no?). Non è la tua prima escursione: i nodi li sai ancora fare, una tenda la sai montare. Devi essere solo un po' più flessibile, più elastico. Ti saprai adattare, ti assicuro. Andrà tutto per il meglio.
Ma tu hai questo brutto vizio di temporeggiare e rimuginare sulle cose, perché vedi sempre la catastrofe dietro ogni angolo.
Ma ti dirò un'altra cosa. Tu aspetti di essere pronto. Ma in questa vita "pronto" non esiste. Esiste solo chi fa. F̲a̲r̲e̲ è la cosa importante. Dopo tutto questo tempo è ovvio che commetterai degli errori. Ti rimbocchi le maniche e ricominci. Non è un problema.
E non devi neanche cambiare radicalmente te stesso. Va bene se continui ad usare la tua ingenuità, la tua ironia non proprio tagliente e a mascherare i problemi dietro a queste immagini astratte, che sinceramente non so come ti vengano. Questo sei tu. È il metodo che usi tu. E va bene.
Non ti fare intimidire dagli altri, soprattutto da coloro che ammiri perché sono capaci e ai quali vorresti assomigliare. Loro hanno la loro storia, che non sottrarrà mai nulla dalla tua. E poi ricorda che hai promesso. Hai promesso che la tua debolezza, la tua insicurezza, non avrebbe più ferito nessuno. Hai detto che l'avresti impedito.
E ricorda che questa è una cosa che devi fare per te. La devi a te e a te soltanto.
Pure lo psicologo ti ha detto di non fissarti più sul passato o sul futuro, che sono solo idee che ti tengono ancorato, sono solo resistenze che stai frapponendo tra te e il cambiamento. Concentrati sul presente, un passo dopo l'altro.
Ci vediamo in vetta. In bocca al lupo.














