L'altro giorno ho incontrato due amici, persone che ho conosciuto anni fa, e che ora, per le traversie della vita, hanno subito uno sfratto, e sono senza casa. Dormono dove possono, negli androni delle stazioni, nei corridoi degli ospedali, quando è bella stagione su qualche panchina di giardino pubblico. Ogni tanto li incontro, e con piacere scambiamo qualche chiacchiera, mi raccontano delle loro disavventure, incontri con violenti, diseredati, homeless come loro, che hanno la strada come casa. Vivono della carità degli altri, cercano lavoro ma di questi tempi potete immaginare quante occasioni trovano.
Dicevo che ci siamo incontrati, ed è stato un incontro, per me, ricco di significati.
Giulio, così chiameremo lui, si è ricordato quando una estate mi chiese un aiuto per poter far mettere in contatto la sua compagna, romena, che chiameremo Amalia, con la sua figliola che era rimasta in Romania con i nonni, mentre la madre era qui in Italia per lavoro. Io feci quello che era giusto, e Giulio lo reincontrai qualche mese dopo. Allora avevano ancora una casa, anche se erano iniziate le difficoltà anche per pagare le quote del condominio. Mi informò che Amalia era riuscita a contattare la figlia che si trovava in un altro paese per motivi di studio e che tutto si era per fortuna risolto.
Quella notizia mi sollevò alquanto, anche perché quando Giulio mi parlò la prima volta delle difficoltà della madre nel sentire la figlia, sembrava addirittura che quest'ultima fosse malata gravemente, per cui rimasi scosso per la sua preoccupazione.
Ebbene, nell'incontro dell'altro giorno, Giulio mi fa, con aria di farmi una confessione:
-” Sai Riccardo, ti dobbiamo dire una cosa che non abbiamo avuto il coraggio di dire a nessuno, ti ricordi quando ti raccontai della figlia di Amalia che era malata, e che non riuscivamo a contattare?
Io feci una preghiera: che avrei accettato anche di andare a finire in mezzo alla strada, purché la ragazza si salvasse”.
Amalia, che stava assistendo al colloquio con un sorriso sulle labbra, annuiva, e prese un cellulare dalle tasche e mi mostrò la foto di una bella ragazza mora. Sarà stato il display del cellulare sporco oppure un difetto della foto, ma mi sembrava di guardare una foto di quelle di una volta, di carta, stropicciata perché ripresa in mano per guardarla chissà quante di quelle volte...
I due avevano elaborato il dolore ed i patimenti del loro peregrinare giornaliero, portandosi dietro tre buste di Panorama con involti dentro tutti i loro averi, con il pensiero di aver salvato, con la preghiera, la vita della ragazza. Mi mostrarono anche altre foto, la ragazza con un bel ragazzo alto, il marito, ed un bel bambino di due anni.
Probabilmente in Romania, non sapevano della vita nomade della donna, pensavano che lavorava, dormiva in un letto, mangiava in una cucina oppure faceva servizio come badante o come colf.
Ci salutammo, abbracciandoci, e loro per andare vagando, ed io a fare la spesa per casa.
In auto non riuscivo a staccare la mente da quella scena, una situazione drammatica, due persone senza rifugio e senza protezione, e dentro il cuore l'amore per una figlia che credevano di aver salvato con il loro sacrificio.
Il tema dell'amore, verso i figli, verso il coniuge, verso un genitore od un fratello, che si avvale del sacrificio personale per difendere o salvare dalla sofferenza la persona amata, è un tema che appartiene all'Uomo. Anche la figura del Cristo che si sacrifica per salvare l'Umanità dal peccato ci appartiene.
Forse anche noi, qualche volta, davanti ad una malattia di un caro, abbiamo formulato la segreta preghiera di sostituirci a lui nella sofferenza, sicuramente facendo un atto di superbia, ma anche un gesto di attenzione e di amore verso la persona amata.
Mentre scrivevo questo articolo, mi è sovvenuto il ricordo di un libro letto tanti anni fà:
"Insegnaci a pregare" di Louis Evely, Cittadella editrice.
A pag. 34, all'inizio del terzo capitolo l'autore riporta:
-" La nostra vita non è spesso che l'esaudimento di un'antica preghiera. Ciò che oggi soffriamo, ciò contro cui oggi ci ribelliamo, lo abbiamo un giorno offerto e chiesto. Ce ne siamo dimenticati, abbiamo creduto una volta ancora, di non essere stati esauditi per il semplice fatto che non eravamo stati esauditi subito. Ma Dio si ricorda di quel che gli avevamo promesso; Dio crede nella nostra sincerità e ci ha accordato quel che avevamo profondamente sperato. (...) (secondo i suoi tempi e non i nostri)."