I locali del centro
Con ancora in testa la musica potentissima del film di Maïwenn, che dopo anni riporta l’uomo (chi meglio di Vincent Cassel) al centro delle relazioni sentimentali, quella musica che aveva fatto fremere la mia vicina di posto col baschetto, tornando alla macchina decido di avventurarmi, con spirito di osservazione, in un detour tra i locali, anche nuovi, di quella parte apparentemente quieta del centro.
Mi interessano soprattutto gli hotel. Accanto a Via dei Prefetti ce n’è uno dove, a detta di una ragazza conosciuta la settimana scorsa a una festa e che, pur abitando al Pigneto, mi era sembrata piuttosto sveglia, hanno aperto un bar dedicato interamente ai gin. Lo trovo. Entro. Non c’è nessuno, né ai tavoli né al bancone. L’ambiente, più che freddo, é respingente. Me ne vado senza incrociare lo sguardo del concierge.
Pochi passi verso via Tomacelli ed entro nel famoso nuovo hotel boutique che vorrebbe soppiantare il Locarno e dove, poco tempo fa, la mia amica agente ha avvistato, sperduta e imbronciata nella lounge, addirittura Sofia Coppola (o comunque una che le assomigliava; che come io so bene, ce ne sono molte a Roma). Superata una zona living accogliente come un Padiglione Italia della Biennale di Venezia, i resti di un aperitivo coi nachos sparpagliati su un tavolo finlandese tipo installazione di Spoerri, entro nella zona ristorante. Un simil iraniano guarda la partita a un metro dalla televisione. Una coppia anglosassone di trentenni fissa il vuoto. Nascoste in un angolo (nascoste da chi non mi è chiaro) un gruppo di quarantenni creative, anche chic, tra cui riconosco un famoso avvocato del cinema e la classica coppia di produttrici lesbiche straniere, giocano ad essere al bar del Bowery Hotel. Il caposala, un coatto tarchiato vestito però con un completo rigorosissimo di taglio scandinavo, che gioca sui colori della betulla boreale, e che, soprattutto nelle movenze, ricorda un mélange dei peggiori comici romani, mi risponde, con lo stesso accento della signora della pubblicità della Calfort che usava l’anticalcare “egonommigo”, che è un posto molto tranquillo e perfetto per incontri di lavoro (gli avevo chiesto informazioni millantando il desiderio di invitare alcuni clienti del mondo del cinema al brunch domenicale, brunch che però non è risultato essere propriamente “egonommigo”).
Attraverso la piazza del mercato e dalle vetrate del grande locale a due piani che domina l’ultima parte di Via Tomacelli si scorge una bella festa. All’ingresso un buttafuori mi chiede chi mi abbia invitato. Invitato a cosa, gli chiedo. Alla festa, mi risponde, per poi aggiungere le parole magiche, il vero hashtag della notte romana: “è un evento privato”. Che festa è, gli chiedo, mentre il collega inizia a innervosirsi (probabilmente gli hanno imposto confidenzialità, penso). Sono un giornalista di costume, decido di precisare. Ma che ne so, un film, mi pare si chiami Forever Young, risponde comunque il buttafuori. Quindi mi dispiace ma non puoi entrare, si sente in dovere di aggiungere. Io comunque non volevo entrare, mi sento in dovere di rispondergli, prima di andarmene.
A Piazza Augusto Imperatore c’è un locale che è boro già nel nome. Mi avvicino all’ingresso, qui sguarnito, e mi arrivano le note di un piano bar scadente. Una voce simil-ramazzottiana sta conducendo i presenti sulle note di una canzone di Battisti (me la sono già dimenticata). Ai tavoli si intravedono i miei tipi romani preferiti, un’insalata di pelate, pizzetti, gilet grigi, button-down aggressivi, mascelle serrate, pashmine del mercato, inserti maculati, tubini neri sformati, rossetti vistosi. Una chiattona bionda esce all’improvviso, madida di sudore, portandosi una mano tra i capelli. Madonna che caldo, sospira, rivolta alla piazza deserta più che a me. La prima cosa che penso è che tra la botta di freddo sulla sua pancia coperta da un sottile velo e i gamberoni ecuadoregni mal scongelati che si è appena mangiata domani le verrà una congestione che probabilmente le impedirà di gustarsi il pranzo dai suoceri all’Eur, ma non le dico niente, non voglio rovinare la serata all’unica persona che si sta divertendo nei locali del centro.









