Tilt(e)?
E così il silenzio. Non parlammo più. Nessuno dei due. Da lì l’inizio della fine, un sentimento che conosco sin troppo bene. Non risolvi le cose stando zitto, eppure. Fretta, imprevisti, sogni spezzati sulla lancia del tempo. Si vede che non era destino, o anche se non si vede è così. Sono rimasta bloccata ad allora: al destino che non è destino sia, o al senso di inadeguatezza dovuto a desideri evidentemente ridicoli, come la mia insistenza per la loro realizzazione. Una bottiglia di succo d’arancia andata in un quarto d’ora, tea e biscotti per colazione, pranzo e cena, il mal di pancia cosmico, il silenzio costante, spezzato solo dal suono della tastiera. Muti come due pesci nella boccia, nemmeno ci rincorriamo. E’ questo, lo sento... Ma se ci sei batti un colpo, se non ci sei battilo ugualmente. Schiena a schiena, spalle voltate, il silenzio continua ininterrotto. Quando qualcosa si rompe non torna più, quando qualcosa si rompe o cerchi di aggiustarla o la butti via. Quando qualcosa si rompe, si rompe. Qualcosa si rompe. Qualcosa. Fai qualcosa.










