TBT.
Progetti scorrono in attesa di titoli di coda ignoti.
Le griglie dei calendari sono diventate la mia nuova bibbia, mentre sulle stesse si susseguono i profili di individui passati, presenti, futuri?. Qualcuno sfila da solo, qualche altro in gran compagnia, altri ancora in attesa. Sono qui e somiglio alla me di ieri, che si è ingozzata di pandoro per sport, sempre simile, così costante nell’aspetto, quanto scostante nel mood. Mentre il mio carattere si guasta come la frutta abbandonata a fondo cesto tengo d’occhio il mio dovere ed i pensieri che mi tengono sveglia a prescindere, e so che lasciando tempo al tempo finirò come una grumpy old lady furiosa con la varietà ormai avariata di persone con cui si deve rapportare, ma attendo impassibile l’inevitabile cambiamento e l’arrivo delle mie digressioni inutili.
Non sempre serve sapere come si fa per provare a fare qualcosa, basta accontentarsi del saper far male, e vorrei dire solo in senso pratico o figurato, ma suona male a prescindere e la cosa, chissà come, mi diverte. In ogni caso, sto facendo una quantità stupefacente di cose relativamente male, tutto nella speranza di non farle malissimo, che però si spegne subito insieme alla luce sul sipario dell’autocommiserazione. Almeno ci ho provato, almeno ci sto provando. Addirittura direi che per quanto alcuni progetti non fioriscano non c’è da scoraggiarsi: non tutte le piante necessitano di un fiore come apice della loro attività. La pianta è mia, del resto, quindi mi aspetto qualcosa di diverso di default.
















