A Porta Susa FS story
Dalle fondamenta si alza un polverone in vite spicciole_ il passo del barbone che si trascina, si sposta dietro la linea gialla, dice, fa lo spelling di una calma inumana – è il colpo di coda dietro il vetro dell’acquario, chi cerca la chiave conferma la prigione – e l’ascensore improvvisamente si apre sui binari della sotterranea, dietro ai passeggini di terza mano, Hogan tarocche_ si alza il vento dietro al treno merci, non è facile farsi strada, mettere la sicura. Dentro il drogato del primo binario la circolazione è ampia, si attivano corsie preferenziali dove scocca l’incrocio del laccio emostatico e parte l’iniezione – incide l’aggiunta nella circoscrizione cutanea, passata con il compasso, la penna a sfera, cancellatura e riporto – in un binario a fior di pelle, nella vena, ancora un’alta velocità (quella del sangue) che inciampa nel segno – pensare, sempre pesare le cose in container inadatti (i feriti giacciono ai piedi della bilancia). Ciascuno degli astanti ignora il task manager, i vagoni venuti giù a scavezzacollo per cui il deragliamento. Poi l’annuncio, e si moltiplica di tempo in tempo la decrescita dei corpi sulla banchina. Ma il treno Frecciarossa 9517 ferito, accartocciato, distante, senza speranza di restart, si sbottona le maniche motrici, fischia, dilata il runtime di arresto. Allarme pneumatico – Trenitalia risponde con l’arrembaggio di inspiegabili mongolfiere. Così l’anima di 9517 si unisce a quella degli altri treni soppressi e prende quota fino al paradiso dei motori.
Ps: si intravede attraverso la calotta trasparente della stazione, anche senza binocolo. A nord est.













