Alphabet Maps
Certe volte il mondo appare chiaro in cima alla vie senza sfondo, ad Atene, su cui dominano le alte rovine: luoghi in cui è proibito giocare a pallone, c’è vento, non prende il telefono, ma si può dormire in effetti all’ombra un'eternità ammaestrata, tra pietre dalla punta arrotondata, carezze di dei inutili. Fanno tramontare il sole ed avvolgono gli ulivi con i loro mantelli, i marciapiedi, le signore che si affacciano dai balconi, la cartellonistica pubblicitaria; al punto che ogni passeggiata si fa inaspettatamente lunga e non porta più dove dovrebbe. Allora bisogna rigirarsi per strade contorte, circonvolute, pretestuose talvolta, sentieri che non si trovano seguendo la trama principale, ma solo riavvolgendo i percorsi, riavviandosi, finché la notte prende a vibrare nelle spine dei calabroni, si arrende, lascia andare, apre la sua porta e la richiude, fa resistenza quando cerchi di attraversarla con la mano, non cede il posto alla destinazione. Così la memoria ricalcola i giorni, mentre arretra infinitamente su un campo di sterminio, si muove a tentoni, e ritirandosi bagna i nomi sul tuo fazzoletto, calpesta i fiori più belli fra i fiori più tristi - inciampa sulla mina imprevedibile della fine, cade avvolta in lenzuola nuove, dove non ha ancora dormito nessuno.












