esistono davvero errori irreparabili?
ho sempre creduto di no, ho sempre creduto nel tempo, ho sempre creduto l’accettazione un’enorme cazzata degna solo di chi non ha voglia di cambiare, non bisogno.
tanto tempo fa ho conosciuto una persona speciale, ho capito quanto lo fosse dalla prima volta, ed ho finito per provare quel tipo d’invidia dolce, non amara come un boccone che non si riesce a mandar giù, ma brillante quanto la voglia di migliorarsi.
solo oggi ho capito che non lo era affatto, e di colpo mi sono sentita sola, di colpo ho sentito d’aver perso me stessa, perché quando tieni tanto a qualcuno e di colpo perdi fiducia, allo stesso tempo perdi anche l’equilibrio.
ho sempre voluto somigliare a me stessa, a me stessa e basta, ma sono finita per somigliare allo stesso disprezzo che provo per le cose che fuori brillano ma dentro sono marce.
ma per me è diverso.
sento di essere marcita fuori, piuttosto che dentro, e non so spiegarne né spiegarmi il modo, ma ho finito per odiarmi.
somiglio a me stessa e a me stessa soltanto, eppure, addosso non sento d’aver nulla che m’appartenga più di quanto possa appartenermi un legame sbiadito.
nessun errore è irreparabile, dentro, fuori o da qualsiasi altra parte.
ma le cicatrici restano.
restano, ed ogni volta che le vedi e non ti piacciono ripensi che avresti dovuto pensare poco di più prima di amare tanto qualcuno, prima di ammirarlo, prima di pensare che fosse migliore di te.
nessuno è migliore e nessuno è peggiore, siamo anime uniche, tutti quanti.
e bisogna ricordarlo sempre, ricordarlo sempre prima di credere che la nostra identità non valga abbastanza: finiremmo tutti per vivere all’ombra di tutte quelle cose che fuori sembrano brillare, ma che alla fine non si rivelano altro che un guscio vuoto.