Mi piace quando sorride. Sì. Mi piace quando si inumidisce le labbra. Mi piace la sua pelle chiara, le sue mani piccole, i suoi spazi. Mi piacciono le sue pause, quando si perde, quando mi cerca prima di salire sulla metro, perché mi vuole vicino. I suoi sorrisi hanno forma. Mi piacciono i suoi capelli. Mi piacciono le sue dita che hanno una forma stranissima, mi piacciono perché non si incastrano perfettamente con le mie, perché non sembriamo usciti fuori da una storia commerciale fatta per vendere. Mi piace che risponde quando ha tempo, come se mi dicesse “Lo uso per te”. Mi piace il suo fisico e il fatto che le stia bene tutto. Mi piace quando sorride durante un bacio e chiede a me perché rido. Mi piace quando mi dice “Domani ci possiamo vedere se vuoi”. Mi piace quando mi dice “Smettila” perché comincio a cantare e non la finisco più. Mi piace quando mi scrive “Pensami un po’” perché mi accorgo che lo faccio sempre, che lei ha segnato il mio percorso come fanno i fiumi. Mi piace come mi osserva, mi fa sentire come se le appartenessi. Mi piace quando mi chiama per parlarmi degli esami. Mi piace quando mi chiede di non fissarla (io manco me ne accorgo che lo sto facendo). Mi piace quando mi dice “Oh, mi ascolti?”, quando mi scrive la buonanotte senza aggiungere frasi fatte. Mi piace quando esita prima di riattaccare al telefono. Mi piace il fatto che sia qui. Mi piace quando mi parla di lei e del fatto che non ha ancora incontrato qualcuno che l'ha fatta innamorare. Per uno come me che, si illude facilmente, è come se mi dicesse “Fallo tu, che aspetti?"
Antonio Dikele Distefano














