Io sono rabbia. Non dolore. Rabbia.
Non chiamatela malinconia. Non chiamatela tristezza. Non è poesia.
È un martello nel petto. È un nodo che sale su per la gola e scava, lacera, preme.
Sono stanco di tenere tutto dentro.
Sono stanco di dire "passerà".
Sento una bestia che si muove.
Mi prende alla bocca dello stomaco, e poi arriva alle braccia.
Mi bruciano le mani. Mi tremano le vene.
Il cervello è un motore in fiamme che non si spegne.
Tutto il mio corpo è una mina. E qualcuno ha già acceso la miccia.
Sono cattivo, sì. Lo ammetto. Lo dico. Lo sento.
Ma non perché voglio fare del male.
Perché è troppo. Troppo tutto.
Perché da troppo tempo trattengo, mi contengo, mi spiego, mi controllo.
Mi sento ingannato. Derubato del tempo, del rispetto, della quiete.
Avevo creduto di aver già toccato il fondo a novembre.
Quello era solo il trailer.
Adesso è iniziato il film vero.
C’è una parte di me che urla. Che vuole urlare nei vicoli, nei corridoi, nei silenzi.
Una parte che vuole spaccare i muri, rompere lo specchio, sputare verità a chi non ha mai voluto ascoltarle.
Mi sento tradito. Dalla vita, da me stesso, da tutti.
E ho paura. Perché quando la rabbia si mescola alla paura, diventa veleno.
Sento che sta per arrivare qualcosa. Lo sento come si sente il tuono prima del temporale.
E questa volta non mi fido della mia tenuta.
Questa volta non so se riesco a contenermi.
Non cercate di calmarmi. Non datemi pillole di saggezza.
Questa è la mia guerra. E oggi non ho voglia di essere salvato.
Oggi voglio urlare. Voglio essere ascoltato con tutta la violenza che ho dentro.
Oggi non sono il Domenico che scrive progetti, che sorride, che guida gli altri.
Oggi sono solo carne viva, ferita, in fiamme.
Ma qualcosa, qualcosa deve succedere.