Sei l'immenso di un attimo dato
Del mio sogno la parte migliore
Sei quel vento che soffia da sempre
Ma che riesce a non farmi cadere
Nonno❤

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Sei l'immenso di un attimo dato
Del mio sogno la parte migliore
Sei quel vento che soffia da sempre
Ma che riesce a non farmi cadere
Nonno❤
"La tua mancanza mi ha tolto il sonno troppe volte"
-ilnullanegliocchi
Non credo di essere stata una bambina cattiva o di avere qualche colpa, forse ero solo poco simpatica e bruttina. nella mia classe parlavo con giusto un paio di persone, o almeno erano le uniche che volessero coinvolgermi. Sei troppo grassa, hai le gambe pelose e il monociglio (ebbene si, la natura non era stata clemente e a 7 anni la ceretta mi sembrava affrettata), assomigli a patty di "camera cafè", ma come ti vesti?, ma ti lavi? e non c'è posto per te. Il mio incubo non era l'uomo nero sotto il letto, ma i miei compagni e, in particolare, elisa. Era alta e magra, aveva dei capelli lunghi e scuri come i suoi occhi, vestiva "monella vagabonda" e "miss ribellina", le femmine la invidiavano e volevano esserle amica, i maschietti sognavano di averla come fidanzatina. Avrei tante cose da raccontare su di lei, ma voglio andare per gradi. Ero stata a molte festicciole di compleanno, venivo invitata solo perchè la mamma aveva detto al proprio figlio di invitare tutta la sua classe. Comunque sia, io ero sempre felicissima di andarci e obbligavo la mia famiglia a comprare dei regali costosi e belli. Se ci penso ora, non vi meritavate né quelli né la mia presenza. Non mi divertivo poi cosi tanto, ma ero lì, in mezzo a loro e questa volta c'era posto pure per me. Ci portavano a mangiare in un bel ristorante oppure in qualche grande sala piena di palloncini e attività da fare. Sarebbe arrivato presto il mio turno...si perché mancava meno di un mese al mio compleanno e feci di tutto per convincere mamma e papà ad affittare un bel posto e organizzarmi la mia prima festa. Ero emozionata, comprai il blocco di inviti rosa con l'immagini di Titti e passai tutto il pomeriggio a compilarli, scrivendo l'ora, il posto e quel "non mancare ti aspetto". Andai a scuola con un'energia insolita, quasi non vedevo l'ora di dire a tutti che avremmo festeggiato insieme. Qualcuno rise guardandomi negli occhi, qualcuno mi disse "ho da fare" oppure "neanche per sogno che ci vengo", qualcuno lo strappo e lo gettó via (compreso il bambino per cui avevo la prima cotta). Non ricordo la mia reazione, ma ricordo mamma, che mi aveva comprato un completino nuovo: una bella gonna, un maglione nero, una spilla verde acceso da abbinare a quei gioielli preziosi che mi faceva usare solo nelle grandi occasioni. Mi truccó, mi acconció i capelli, mi sentivo così importante. Era una salagiochi, con disegni sui muri, palloncini e un tavolo da biliardo sul quale c'erano panini, pizze e torte che la zia aveva preparato. Arrivarono solo due persone. Non so se nascondevo la delusione o ero veramente contenta che qualcuno fosse lì per me. Giocammo e ci scattammo le foto. I parenti avevano uno sguardo che non riuscivo a tradurre. A fine giornata arrivarono Elisa e la sua amichetta marta, con in mano due regali, due portafogli della stessa marca ma di diverso modello. Sorridevano... e io con loro, anche se c'era qualcosa che mi lasciava confusa. pensavo di aver deluso mamma e papà, facendoli impiegare tempo ed energia per nulla. Mi vergognavo, avevano appena realizzato che la loro bambina non aveva amici e io mi sentivo in colpa per questo. Credevo di essere sbagliata, di aver fatto qualcosa e di meritarmelo. Li chiesi scusa, "scusate se avete speso tanti soldi, non so perchè non sia venuto nessuno, domani chiederò scusa a tutti i miei compagni se ho fatto qualcosa che li ha offesi". Non so quanti giorni siano passati prima che Marta mi dicesse che Elisa aveva convinto (o obbligato) tutti a non venire al mio compleanno. Mi chiedo ancora perchè l'abbia fatto e se fosse venuta solo per accertarsi e vedere se era riuscita a farmi soffire. È ancora qui, comunque. Come una ferita aperta, una di tante che porto ancora sul corpo.