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E non m'importa che cosa abbiano pensato: neanche a loro avrei potuto spiegare che sono solo un uomo, uno che ha passato una bellissima domenica con te. E basta.
Filippo Facci
Crocifissi
l’Italia che chiama «satanista» e «servo dell’Islam» Michele Serra, solo perché ha scritto che non si dovrebbe condurre un Tg del servizio pubblico con al collo un crocefisso tipo suora (su camicetta bianca, poi) è la stessa Italia che caricaturizza ogni refolo vincente e lo trasforma in tornado: il Paese dei craxini, dipietrini, berluschini, renzini e ora Salvini.
La questione del crocefisso è semplice: fu reso obbligatorio quando il fascismo dispose che la cattolica era la religione dello Stato dopodiché la Costituzione sancì l'eguaglianza delle religioni di fronte alla legge, sinché la revisione del Concordato del 1984 perfezionò il tutto. L'Italia da allora è uno stato perfettamente laico - dovrebbe esserlo - e quindi ogni simbolo religioso dovrebbe avere i diritti di ogni altro. Ne consegue che l'obbligo del crocefisso presto o tardi sparirà, come pure sparirà l'ora di religione configurata come è oggi, e sparirà il diritto delle chiese cattoliche di scampanare come altre non possono fare, e sparirà insomma ogni uso e consuetudine che non sia armonizzato con la lettera del diritto positivo.
L'unica incognita è quando succederà: ma succederà - piaccia o non piaccia - come è destino di ogni tradizione che la legge non preveda espressamente. Il Tar e il Consiglio di Stato, quel giorno, smetteranno di attaccarsi alla mancata esplicita abrogazione di un decreto fascista del 1924. La Corte di Cassazione, da par suo, l’ha già detto più volte: nessuna legge impone la presenza dei crocifissi nei luoghi pubblici.
La Corte di Strasburgo invece ha stabilito che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche «è una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni»; una persona di religione non cattolica, allo stesso modo, potrebbe sentirsi a disagio nel sentirsi giudicata da un tribunale che dica «la legge è uguale per tutti» e intanto esponga un simbolo che privilegia un'identità precisa: qualcosa che è davvero arduo liquidare come «tradizione» o «cultura» in senso stretto o altri sinonimi-cazzate tipo «messaggio d’amore» come ha scritto Mario Giordano su La Verità, il quotidiano del Ku Klux Klan del Nordest.
Il crocefisso rappresenta anzitutto una religione, poche palle. Ho letto, a sua difesa, che la mezzobusta Marina Nalesso si è avvicinata alla fede attraverso un percorso di sofferenza personale: ma a me che cazzo me ne frega? Legga le notizie, è pagata per quello. Da noi.
Fosse per me farei come in Francia, dove è vietato esibire come trofei dei simboli religiosi, ma potrei anche tollerare che ciascun o indossi quello che vuole con certa discrezione e senza palese esibizione. La mezzobusta del Tg2 non ha fatto né uno né l’altro, con l’aggravante del servizio pubblico che ha utilizzato per esibire i cazzi suoi, cioè la sua fede religiosa e politica.
Siamo riusciti a bipolarizzare anche il crocefisso: al punto che io preferisco scrivere a te piuttosto che scriverlo su Libero, che di recente ha difeso il diritto di Matteo Salvini, durante i comizi, di baciare tutti i crocefissi che vuole: questione effettivamente molto diversa. Ma capire che è diversa, e spiegarlo, pare che sia uno sforzo che i giornalisti e i lettori non sono più disposti a fare. Michele Serra ha ragione, ma questo, in questa fase storica, non conta abbastanza: sicché pochi, o nessuno, sono disposti a dargliela.
Filippo Facci.
Facci: “Hanno voluto la bicicletta, non sanno pedalare“
C'è sempre il problema di spiegare ai grillini che adesso sono al governo: non sono nel ruolo di opposizione che può permettersi anche di essere sgangherata e anarcoide. C' è il problema di spiegare che stare al governo comporta una responsabilità e persino una cultura, qualcosa che implica una serietà che - quella no - non ha bisogno di rivoluzioni, anzi, la vera rivoluzione sarebbe se il governo apparisse più compatto e meno dedito a improvvisazioni pasticciate.
Prendiamo l' esempio del Tav (che si scrive al maschile: significa Treno ad Alta Velocità) ed ecco il teatrino: il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli, martedì, dichiara che «La Tav (sic) va migliorata, ma si farà»; più tardi i grillini della Regione Piemonte rimangono di sale e ribadiscono che per l' opera «i costi sono superiori ai benefici»; più tardi ancora, il ministro Toninelli spara su Facebook che «nessuno deve azzardarsi a firmare nulla ai fini dell' avanzamento dell' opera», dopodiché ne dice peste e corna e fornisce cifre che risultano inesatte; poi, il mattino dopo, il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini dice invece che «dal mio punto di vista, sulla Tav occorre andare avanti, non tornare indietro... C' è da fare l' analisi costi-benefici».
Poco più tardi, l' altro vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio glissa sulla questione e la rimbalza ancora al ministro: «Ora non è sul tavolo del governo, deciderà Toninelli». Infine, siccome mancava, interviene Beppe Grillo che rilancia un suo vecchio post del 13 dicembre 2005 e finge d'ignorare che, da allora, nel progetto della linea ferroviaria Torino-Lione è cambiato semplicemente tutto. Mentre gli altri, che hanno straparlato di analisi costi/benefici, ignorano o fingono d' ignorare che di analisi costi/benefici ne sono già state fatte sette, sinora: tutte commissionate da committenti esterni più una commissionata direttamente dall' Unione Europea.
E tutte hanno giudicato positivo l'impatto dell' opera nel suo complesso. Tutte. Inoltre: il 14 per cento delle gallerie totali è già stato realizzato e il 21 per cento è stato appaltato. Fermare l' opera significherebbe, poi, spendere di più di quanto l'Italia spenderebbe per terminarla (senza contare probabili ritorsioni della Francia contro l' Italia) e comunque gettare al vento una quantità spaventosa di euro già spesi dal nostro Paese.
Per quanto riguarda sprechi ed extracosti - i grillini ne fanno spesso genericamente cenno - l' unico a essere certo risulta quello per difendere il cantiere dall' esercito No Tav: negli anni sono stati spesi 60 milioni di euro (avete letto bene) per autentiche strutture da guerra che Libero ebbe anche l'occasione di visitare e raccontare. Citiamo questi dati perché siamo certi della loro correttezza: i numeri e le cifre in mano al ministro, invece, provengono da un dossier elaborato dall' associazione «Presidiare la democrazia - Controsservatorio Valsusa» (insomma, i No Tav) che la sindaca di Torino Chiara Appendino ha consegnato a Toninelli. Se vi pare serio.
QUALI DOCUMENTI?
Nel complesso, quindi, non si capisce su che base documentale il ministro Toninelli stia elaborando un suo personale rapporto costi/benefici sull' opera, mentre si capisce bene la «confusione italiana» in cui annaspano i vertici del comitato francese che promuove la Lione-Torino. Tantomeno è chiaro su che base documentale Toninelli elaborerà un parere che poi passerà al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: giudicherà anche lui con dati forniti dai No Tav?
Nell' attesa, Conte potrebbe procurarsi i dati veri (in sede comunitaria, se ritiene) e magari apprendere che, se il governo volesse davvero chiudere i cantieri, beh, per una complessiva messa in sicurezza sarebbero necessari 7 anni: 2 di gare e autorizzazioni, e 5 di lavori. Basterebbe questo per comprendere l' assurdità di uno stop: non sarebbe neppure necessario verificare se siano esatti i «due miliardi di euro di penali, il blocco di finanziamenti europei e i 4mila posti di lavoro a rischio» di cui ha parlato il segretario del Pd Maurizio Martina.
Nell' insieme, come diceva qualcuno, la situazione pare grave ma non seria. Non stupisce che uno come Matteo Salvini appaia come un gigante se circondato da nani che non sanno letteralmente di che parlano, e neppure le fonti a cui attingere. Mentre anche altri grillini, intanto, fanno autentiche sparate a caso (il ministro della Famiglia contro la maternità surrogata, la ministra per il Sud contro il gasdotto Tap) e l' indecisione a tutto seguita a regnare sovrana. Hanno voluto la bicicletta, non sanno pedalare.
Oggi, invece, capita che l'amore ci sia, ci passi accanto, ma noi non ci siamo più.
Filippo Facci
I fatti non sempre rispecchiano la verità.
Filippo Facci
(da 13′ 30′)‘
28/07/2016 - Il presidente delle comunità islamiche d'Italia Sharif Lorenzini dichiara che l’antislamico Facci deve essere “purificato e rieducato”
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16/06/17 - Il giornalista è stato sospeso per due mesi dall’ordine dei giornalisti della Lombardia per il suo articolo su ‘Libero’ di un anno fa, dal titolo: ‘Odio l’Islam’
articolo durissimo e provocatorio sul fatto che quella musulmana è l’unica religione che non si può toccare, citare, criticare e soprattutto odiare. E questa decisione ne è la prova - qui l’articolo integrale