NICOLETTA DOSIO
Io sono contro la TAV. Ma il mio essere contro è facile. Non vivo da quelle parti. Scrivo di essere contro e finisce lì. Gli effetti di questa mia presa di posizione cominciano e finiscono all'interno di un social network.
L'algoritmo di Zuckerberg registrerà diligentemente questa mia manifestazione di pensiero, correrà ai ripari e calibrerà i miei parametri virtuali.
L'algoritmo penserà che in fin dei conti le pubblicità di post intitolati "Diventa anche tu un devastatore di territori in dieci semplici passaggi" non vanno bene per me, mi appiccicherà un'etichetta addosso, mi classificherà in qualche modo, mi inserirà in un target e forse sulla mia timeline ci saranno spot di cucina macrobiotica e locali di musica indie al posto dei messaggi promozionali sulle startup di Marco Montemagno.
In realtà l'algoritmo di Facebook prende spesso cantonate colossali e Marco Montemagno, o qualche sua imitazione che vuole diventare il nuovo guru del marketing, continuerà a materializzarsi nel flusso di contenuti che ogni giorno scorre davanti ai miei occhi, ne sono sicuro.
Tra l'altro con il mio NO alla TAV vergato su Facebook rischio anche di essere bersagliato dalle pubblicità di agiografie di Gianroberto Casaleggio (per oppormi a questa fastidiosa eventualità voglio proclamare chiaro e tondo che il pianeta Terra, secondo il mio modesto parere, è tutt'altro che piatto).
Bene. Mi sono schierato su un social network. Ora Zuckerberg ha un dato in più su di me. Tutto qui.
Anche Nicoletta Dosio è contro la TAV. Solo che Nicoletta Dosio andrà in carcere. Ecco allora che io scrivo ancora una volta su Facebook, per dire che la carcerazione di Nicoletta Dosio è una vergogna. E lo penso realmente. Penso che sia uno schifo.
Ecco un altro dato per te, Zuckerberg.
Ma forse il mio scopo non è solo fornire dati a Facebook, anche se la possibilità di evitare le agiografie di Gianroberto Casaleggio non mi è del tutto indifferente. Perché si manifesta il pensiero col corpo. Le strade sono percorse dai corpi. I segni della vita sono sui corpi. I corpi sono testimonianze.
Nicoletta Dosio ha fatto una dichiarazione che va dritta al punto: "Andrò in carcere perché di TAV non si parla più. Lo si considera un capitolo chiuso e quindi con il mio corpo dietro le sbarre voglio riaprire questa storia indecente".
Nicoletta Dosio andrà in carcere e ci resterà per mesi. E mentre nella mia mente risuona la parola "carcere", con tutta la sua potenza, con la sua capacità di evocare il terrore, so che sicuramente continuerò a galleggiare in questo etere in cui tutti i giorni la gente si schiera, perché ogni tanto sento il bisogno di sfogarmi, o di mettere le cose in burla, col corpo al riparo, nella mia bolla, nella mia quiete silenziosa, a chilometri di distanza da qualsiasi dispiegamento di forze dell'ordine, per dare una concatenazione logica al mio flusso di coscienza, per raccogliere le reazioni di una platea. Il massimo rischio che corro è un post di Barbara D'Urso sulla mia timeline (e già questo è sufficiente a gettarmi nello sconforto).
E so che il peso della mia piccola testimonianza da queste parti è come quello di una particella subatomica.
Forse è per questo che ogni tanto vinco la mia propensione all'asocialità, indosso le scarpe e vado a manifestare in piazza.