Premio Roberto Sanesi 2022
La giuria emerita composta da Federico Sanesi (musicista e performer), Alessandra Greco (poeta), Davide Bava (poeta e producer) e Simone Tencaioli (vincitore della seconda edizione) ha decretato i quattro progetti finalisti della terza edizione del Premio Roberto Sanesi di poesia in musica:
- Elena Cappai Bonanni e SOFIA_, Karōshi (28)
- Alma Spina e Gabriele Lugaro, Zona Margine (26)
- Jacopo e Lorenzo Morra, La caduta degli Dei (24)
- Cecilia Gallucci e A.V., Fame di pane (20)
I quattro progetti finalisti si sfideranno sul palco di Poetrification l’11 settembre 2022 al Bunker di Torino, dove verranno votati dalla giuria popolare scelta tra il pubblico presente alla finale. Il punteggio della giuria popolare si sommerà al voto della giuria emerita, premiando i vincitori.
Di seguito, le schede di valutazione dei progetti che accedono alla finale:
"Karōshi (過労死), parola intraducibile, è un termine giapponese che rimanda alla morte improvvisa legata al troppo lavoro ... persone che commettono suicidio a causa del troppo lavoro sono dette invece karōjisatsu (過労自殺).”
A questo tema doloroso e attualissimo, è affidata una parola chirurgica e netta, "corsa al margine" in una tessitura di immagini stranianti. "Dov’ero rim-astica e chiama", "coperta d’unguenti e di voci", una condizione in grado di trattenere sempre la domanda, l'attesa: "Ti sembra adesso / più dolce / l’attesa?", di trattenerla a fatica e nella fatica di un vissuto in cui la stessa voce diventa, 'particella' immersiva, "aspersione, battesimo, cenere" capace di agire e trasformare dall'interno l'evento stesso: a parlare è la voce stessa dei karōjisatsu (過労自殺), per cui tutto l'ambiente testuale è indice di quella presenza-assenza.
"La natura ci mostra che quando due paesaggi diversi, vicini per spazio, vengono in contatto, ne generano uno nuovo: creano un terzo paesaggio con le caratteristiche di entrambe le provenienze, più altre completamente nuove."
Oggetto di riflessione Il manifesto del Terzo Paesaggio di Gilles Clement, i concetti di friche e di spazio residuale, rifugio-possibilità di tutte le biodiversità. Di là sempre c’è qualcun altro, anzi di là sempre è di qualcun altro. Nell'area di confine come possibilità che in questo modo si delinea, linea di chiusura e linea di contatto, lontana estremità e centro di confronto, alla fine non si definisce il confine secondo quello che è, ma secondo quello che siamo. In questo intercettare l'Altro, che diventa il tonodrammatico-tensivo delle atmosfere e delle parti, uno stesso "noi", uno stesso spazio e tempo, un fuori-dentro in cui la distinzione si modifica percettivamente. Il risultato è decisamente interessante perché l'evento apre come un prisma in continua mutazione a nuovi paesaggi anche dove l'occhio normalmente non vede.
“Chi sarebbero e che cosa direbbero, oggi, le divinità dell’Olimpo? Dove potere ritrovare nel nostro mondo pieno di storture le peculiarità che muovevano le gesta delle divinità greche? Jacopo Morra ha immaginato Dei non più immortali ed invincibili, ma eroi ed antieroi quotidiani, sfiniti e stanchi ma ancora animati da quell’antico soffio superumano che li ha caratterizzati nel mito classico.”
'Apologia' sembra essere una delle parole chiave di questo rap sulla caduta degli Dei, in difesa di ciò che rimane di una Teogonia di Esiodo caduta tra i mortali, le deviazioni e i vizi tipici della contemporaneità.
“Muovo il mio corpo che è spesso in bilico per creare espressione. Poi, mi ricordo che devo sfogare questa richiesta logico-razionale di compiti e impegni: scrivo.”
Fortemente discontinuo, cuce il discorso un racconto rapsodico, affamate voci dal basso di una "cosiddetta evoluzione [che] ha portato il marcio" emergono alla stregua di pezzi di ricambio, e costringono la stessa volontà di risollevarsi in un labirinto continuo.