In un mondo dove i conflitti spesso colpiscono le strutture culturali attraverso quello che viene definito “scolasticidio”, esiste una guerra più silenziosa ma altrettanto logorante: quella economica. A Cuba, l’embargo che dura da sessant’anni, e che recentemente si è inasprito, sta mettendo a dura prova il diritto allo studio, ma non riesce a scalfire la dignità di un popolo che considera l’istruzione un pilastro fondamentale.
Una scuola in emergenza costante – Recentemente, una missione di solidarietà della FLC CGIL ha visitato una scuola di quartiere a L’Avana, vivendo per qualche ora uno spaccato della realtà quotidiana cubana. La situazione infrastrutturale è critica: in molti istituti, gli ultimi uragani hanno reso inagibili interi piani a causa della mancanza di fondi per riparare i tetti, mancano materiali didattici, manca il cibo nelle mense.
Oltre la carenza materiale: la forza delle idee – Nonostante la mancanza di carta, inchiostro e persino di acqua corrente nei bagni, la scuola cubana continua a funzionare con un ordine sorprendente. I libri sono logori e i bambini non hanno pastelli o acquerelli, eppure le lezioni proseguono regolarmente anche durante i frequenti blackout. Ciò che colpisce è l’assenza di criminalità e il senso di sicurezza: i bambini camminano da soli verso la scuola perché l’intera comunità si fa carico della loro protezione. Cuba non educa all’odio, ma alla solidarietà e alla sopravvivenza, riuscendo a mantenere un tasso di analfabetismo incredibilmente basso, pari allo 0,8%.
Una lezione per tutti noi – La resistenza cubana ci insegna che, sebbene manchi tutto il materiale didattico di base, la determinazione politica e collettiva può garantire servizi essenziali come sanità ed educazione gratuitamente per tutti. Come diceva Fidel Castro, si tratta della “preminenza delle idee sulla forza”.
In questo contesto di privazione, la scuola cubana rimane un presidio di pace e autodeterminazione, ricordandoci che la vera educazione nasce dalla dignità umana, anche quando il resto del mondo sembra voltare le spalle.
Leggi l’articolo su Articolotrentatre