"Se dovessi iniziare a cercarmi, tra la folla di un concerto, tra le strade di questa sporca città, tra le pagine di un libro su cui ti è caduto del caffè, se dovessi mai iniziare a cercarmi tra le onde di quel mare al tramonto, o tra le colline i cui colori apparivano sfumati dalla nebbia, tra i fiori viola di quella collina sperduta, nelle foto di qualche sconosciuto, nel testo di una canzone che non hai mai sopportato molto, nel discorso di chi ha un ideale preciso, nel sapore dei baci e nell’odore degli abbracci, se dovessi mai iniziare a cercarmi, ti scrivo affinché tu possa trovarmi. Se dovessi iniziare a cercarmi, mi troverai nel sorriso di chi è consapevole che le difficoltà nella vita sono altre, di chi è consapevole di essere fortunato, nel sorriso di chi ha il piacere di condividere momenti sinceri, confidenze intime, di chi non si apre con tutti ma nel momento in cui si confida lo fa con sincero trasporto. Se tu volessi cercarmi e non riuscissi a trovarmi, ricorda di guardare in fondo alla fila, nelle parole di chi si nasconde per modestia ma non ha paura ad affermare la propria opinione, nelle parole di chi non si nasconde ad un confronto, di chi è consapevole che potrebbe uscirne contrariato ma porta avanti conversazioni con chiunque pur di ascoltare pareri diversi dal proprio, nelle parole di chi ha il piacere di condividere il proprio. Se dovessi partire per cercarmi, prova ad andare nei luoghi in cui siamo stati insieme e dove abbiamo lasciato ricordi migliori, prova a cercarmi nei luoghi nascosti, quelli impraticabili che regalano panorami inimitabili, cercami sotto i cappelli che indosso quando tira vento e nelle risate di cui mi vesto quando piove dentro e non voglio darlo a vedere. Se dovessi iniziare a cercarmi inizia dai posti in cui abbiamo passato i nostri ultimi momenti insieme, saranno quelli in cui andrei a cercare il perché di tagli ingiustificati, di silenzi prolungati, oltraggio alla mia salute mentale. Se volessi cercarmi ma fossi troppo orgoglioso per iniziare a farlo, ripensa a ciò che ci siamo detti e a ciò che non ci siamo detti, che se non avevamo nulla da dirci era perché ci eravamo capiti ancora prima di aprir bocca, o perché eravamo troppo presi dalle emozioni per metterci a spiegare a parole ciò che non c’era tempo di spiegare. Se avessi piacere e uscendo di casa dovessi deviare per venirmi a cercare, prova a guardare i piedi impazienti di chi come me non sa stare ferma al semaforo quando sta alle macchine passare, prova a guardare il naso all’insù di chi ha i piedi ben saldi a terra ma apprezza passare il suo tempo ad ammirare ciò che lo circonda, temporaneamente incurante di ciò che ha a portata di mano. Se dovessi decidere di metterci tutto te stesso, in questa ricerca, se volessi usare tutti i tuoi sensi, e decidessi di impegnarti nell’ascolto, cerca la voce di chi canta nelle sue giornate buone e di chi ammutolisce nelle sue giornate no, di chi alza un po’ troppo la voce per paura di non essere ascoltata, di chi si confida a bassa voce e soltanto con coloro di cui è certa ci si possa fidare. Cercami pure tra coloro che camminano con la testa bassa per non incrociare gli sguardi degli sconosciuti, perché crede che nel suo sguardo risieda la sua intimità, perché crede che dal suo sguardo traspaiano tutte le sue emozioni, cercami tra coloro che non hanno paura di mettersi a cantare in mezzo alla strada, pur consapevoli di sembrare pazzi, tra coloro a cui non importa se sono stonati o se stanno facendo una figuraccia. Cercami insomma tra coloro che vivono lasciando vedere a tutti ma non a chiunque come sono fatti realmente, senza star dietro ad inutili convenzioni sociali, senza seguire formalità che limitano l’espressione dell’individuo, procedure burocratiche che impediscono l’abolizione di distanze futili tra coloro che non si conoscono ancora. Se volessi venirmi a cercare, ricordati di controllare nei locali in cui si mangia, sono la ragazza che ha preso la cosa che in quel momento voleva mangiare, che non ha fatto finta di essere a dieta, la ragazza che fotografa qualsiasi cosa perché considera ogni momento unico, importante o irripetibile. Cercami tra coloro che scorrendo vecchie foto sorridono al ricordo dell’emozione provata al momento in cui hanno scattato quella foto, tra coloro che conservano un piccolo oggetto per ricordarsi di un grande amore, tra coloro che credono fortemente nelle relazioni interpersonali, tra coloro che stanno facendo i salti mortali per salvare un’amicizia. Se volessi venirmi a cercare, se ti stessi alzando proprio ora dal divano grigio, se scendendo dalla macchina ti venisse in mente di risalire per venirmi a cercare, dicevamo, cercami nelle strade illuminate in cui però non passa molta gente, in coloro che vogliono passare inosservati senza però confondersi nell’uniformità della massa. Se ti venisse in mente di cercarmi, se non sapessi dove iniziare, se dovessi scoprirlo ma non sapessi come fare, se ti venisse l’idea di come si potrebbe fare ma non volessi farlo perché ritrovarmi comporterebbe un confronto, e ciò ti spaventa, è comprensibile, non è piacevole discutere con me, discutere in genere, se ti venisse in mente di cercarmi ma non volessi trovarmi insomma, cercami nella foto che non abbiamo insieme, in quell’unica foto che abbiamo scattato ma che chissà dov’è, se l’hai tenuta, se l’hai subito dopo cancellata, cercami nei caffè che non abbiamo preso insieme, nei viaggi che non abbiamo fatto, nelle conversazioni mai concluse, nei discorsi lasciati in sospeso, nei litigi su cui siamo passati sopra per non peggiorare le cose, nelle frecciatine non colte, nei momenti in cui ci siamo incontrati senza esserci visti, nei momenti in cui non abbiamo riso anche se avremmo dovuto. Se volessi venirmi a cercare potresti trovarmi nel disordine dei miei capelli, che non curo, nella casualità del modo in cui mi vesto, nel verde che mi piace tanto come colore, nelle passeggiate in campagna e tra le persone che stanno accarezzando il cane di qualche sconosciuto per strada. Potresti cercarmi tra coloro il cui viso è coperto da una macchina fotografica, che è l’unico filtro che interpongono tra loro e la realtà perché per il resto sono diretti nelle espressioni, non usano mezzi termini, non amano lasciare virgole nei discorsi, amano mettere i punti a prescindere che la frase successiva riporti un lieto fine o lo sbriciolarsi di un rapporto. Se volessi venirmi a cercare per il semplice motivo, non è necessario che tu mi dica chissà cosa, per il semplice motivo di volermi guardare negli occhi per trasmettermi ciò che a parole non hai il coraggio di dirmi, perché fa troppo male a te, a me, o più probabilmente al tuo orgoglio, cercami nelle parole che ti ho riferito. Quelle parole a cui do un valore immenso anche quando non è necessario, quelle parole che peso e passo al setaccio, quelle parole che scrivo ininterrottamente, per ogni attimo di ispirazione un interminabile poema, quelle parole che scelgo con cura perché c’è sempre una parola in grado di esprimere al meglio ciò che una persona ha da dire, quelle parole che cancello per riscriverle e ricancellarle ancora perché non mi basta mai correggermi. Se volessi uscire proprio ora, dimenticandoti la giacca gialla, senza allacciare le scarpe prenderesti le scale o l’ascensore per fare prima? Se volessi uscire per venirmi a cercare, intendo, ti sbrigheresti per paura di non trovarmi laddove tu pensi che io sia, o andresti con calma? Se decidessi di andare con calma, per esempio, sarebbe perché sei sicuro di trovarmi laddove hai pensato che io mi trovi, sicuro che io possa essere proprio lì o, ovunque io sia, sicuro di trovarmi mentre ti aspetto, oppure sarebbe per via del fatto che anche se non mi dovessi trovare non ti cambierebbe molto? Se volessi venirmi a cercare mentre mangi del pesce, mentre scatti una foto alla luna, mentre scegli una buona canzone di sottofondo a questa giornata, se ti venisse in mente di cercarmi mentre esci dall’acqua, mentre scarti un peperone o mentre attacchi un adesivo, lasceresti tutto per venirmi a cercare? Se lasciassi tutto per venirmi a cercare potrei dirti che arrivati a questo punto non so quanto sarei disposta a venirti incontro, ma sicuramente dicendo tutto ciò, riferendoti indizi utili per la tua ricerca, sto facendo di tutto pur di venirti incontro. Se lasciassi tutto per venirmi a cercare, dicevamo, potrei aiutarti dicendoti che potresti cercarmi nelle mani di chi si arriccia i capelli con le dita mentre scrive. Se dovessi iniziare a cercarmi spero tu mi riconosca, perché se fossi io a dover cercare te, ti riconoscerei di spalle al buio, ti riconoscerei se dovessi venire a cercarti, perché non ho mai smesso di farlo, non ho mai smesso davvero di cercarti tra la folla e nel volto di chi passeggia solo, nelle mani di chi porta a spasso i cani e nel sorriso di chi ama ridere e vivere e farlo al meglio." Virginia Barchi