«C'è un'onestà profonda nel crepuscolo, quando la luce si ritira e lascia che le cose parlino la loro lingua originaria. Lungo la riva, il tempo si flette e perde la sua rigidità geometrica. Le nuvole e le onde si fondono in un flusso continuo, una nebbia liquida che assorbe la stanchezza dei nostri giorni. La percezione si fa pulita, libera dalle rate sparse dei pensieri quotidiani. Non siamo spettatori di un paesaggio immobile, ma frammenti di una matassa sottile che si dipana nel buio. Sostare davanti a questa distesa in cui terra e cielo si baciano significa tornare alla nudità dell'inizio. Lì, dove persino la materia sembra farsi trasparente, il cuore impara di nuovo l'arte dell'ascolto, scoprendo che ogni smarrimento è solo la condizione per accogliere la prima, autentica parola del mondo»
(Sosio Giordano)











