Una parte della serie di 30 illustrazioni che ho realizzato per Il mio compagno è una cicala di Annalisa Strada, edito da DeA Planeta Libri (2019).


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Una parte della serie di 30 illustrazioni che ho realizzato per Il mio compagno è una cicala di Annalisa Strada, edito da DeA Planeta Libri (2019).
Stretti nella morra del caldo
Poco fa ho ammazzato una forbicina. L'ho bloccata sulla scrivania con il filo degli auricolari e poi - zac - le ho schiacciato la piccola testa con una matita. Così, senza pietà, con un meccanico gesto di disgustosa metodicità. Non vedevo da tempo, che io ricordi, un esemplare di questo animaletto. Le zanzare sembrano meno numerose del solito, quest'anno; le autostrade dell'aria, che dai corsi d'acqua e dai prati portano alle finestre delle case, forse sono meno intasate; così altri insetti, meno abituali, trovano il modo di raggiungere la luce dello schermo del computer o quella, più intensa e azzurrognola, di una piccola fila di led che mi illumina la postazione. Le forbicine, simpatiche nel nome più che nell’aspetto, probabilmente sono anch’esse foto-attratte. Sicuramente ghiotte di piante, di cellulosa e clorofilla. Càpita, talvolta, di notare una pianta con le foglie lesionate, bucherellate; la loro lamina strappata, tagliuzzata, mangiucchiata. Certo, non per punirla di questa, che l'ho uccisa. Ne ho avuto il potere, fine. Ed anche il pretesto, per quel poco di fastidio che poteva darmi, o che avrebbe dato a qualche geranio, l’avessi semplicemente fatta tornare da dov'era venuta. Com'è facile andarsene, morire. Ci si sente forti del proprio forcipe, della propria tenaglia; delle proprie armi in genere. Tuttavia, c'è sempre qualcuno molto più grande di noi, troppo più forte di noi; e per quel qualcuno è uno scherzo, bloccarci a terra e ridurci il cranio a una poltiglia bavosa. Chissà che ognuno di noi non sia, in fondo, che l'insetto di qualcun altro più grande. Insetti intesi come esseri piccoli, ma un poco fastidiosi; insetti intesi come organismi infestanti e dannosi; insetti intesi come creature che sanno destare timore ed apprensione ed essere al contempo molto, molto deboli. E insomma: mai pensare di esser forti perché si possiedono le difese. Semmai, pensarsi deboli e stare attenti ai fili. Fili elettrici che qualcuno tende. Fili tesi che bloccano. File bloccate su un’autostrada a otto corsie. Fili e caldo che strozzano. Non pago di cotanto sragionare, mi è venuta persino in mente la morra cinese. Pensavo: se la forbicina morta fosse forbice (“sei un acuto osservatore”, osserverebbe qualcuno), allora le foglie sarebbero carta. Io, inevitabilmente sarei sasso [...] ...questo scritto non ha capo né coda, e se anche ce li avesse, il capo sarebbe frantumato e la coda somiglierebbe a una piccola pinza. Ma l'ho scritto per scusarmi un poco con la sventurata forbicina, della quale ho interrotto la piccola vita con il legno d'una matita e senza l'ombra di pentimento alcuno. Ho scritto per ricordarmi della sua fragilità, ma anche per ricordare la mia a me stesso. E poi c'è la questione della morra cinese, molto importante. Stando alla figurazione, una foglia potrebbe avvolgermi e dichiararmi vinto. Come la carta con il sasso, sì. Come il sasso dalla carta avvinto e vinto, sì. Più delle foglie dei gerani e dei ficus beniamini, - pace alla lamina loro - amo quelle tintinnanti al vento dei pioppi, dei faggi, dei tigli. Come ci perderei volentieri, contro un albero. Che mi battesse pure. Che m'avvolgesse pure. Viceversa, quando gioco a morra cinese e scelgo di distendere tutta le cinque della mia mano, spero sempre che il mio avversario mi risponda mostrandomi il suo pugno chiuso. Non tanto per battere il suo sasso con la mia carta; più che altro, per il piacere di accarezzare le nocche della sua mano con il palmo della mia. Sia chiaro: uccidere è spregevole e vincere è un fatto sopravvalutato, a mio avviso. Dare o avere una carezza, invece, è qualcosa che non ha prezzo. Ovunque la si riceva, ovunque la si dia.
(giugno ‘15)