Morti sul lavoro in Veneto nel primo quadrimestre 2026: 36 vittime e un aumento del 33,3%
I dati relativi ai primi quattro mesi del 2026 restituiscono un quadro particolarmente preoccupante per la sicurezza sul lavoro in Veneto. Secondo le più recenti rilevazioni dell'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering di Mestre, le vittime sul lavoro registrate tra gennaio e aprile sono state 36, contro le 27 dello stesso periodo del 2025, con un incremento del 33,3%. Un dato che colloca nuovamente la regione tra le aree più critiche del Paese sotto il profilo del rischio di mortalità lavorativa.
Di queste 36 vittime, 26 hanno perso la vita durante l'attività lavorativa e 10 negli spostamenti casa-lavoro, i cosiddetti infortuni in itinere. L'aumento dei decessi rappresenta un segnale che non può essere sottovalutato e che impone una riflessione approfondita sull'efficacia delle misure di prevenzione attualmente adottate.
Veneto in "zona rossa" per rischio di mortalità
L'incidenza degli infortuni mortali in Veneto risulta superiore alla media nazionale. Il rischio di morte sul lavoro nella regione raggiunge infatti 11,8 decessi per milione di occupati, contro una media italiana di 8,1. Questo dato colloca il Veneto nella cosiddetta "zona rossa", ovvero tra le regioni che presentano un rischio significativamente superiore rispetto al resto del Paese.
Particolarmente critiche risultano alcune province come Belluno, Vicenza, Padova, Verona e Rovigo, che registrano livelli di rischio superiori alla media nazionale. Verona e Vicenza, insieme a Padova, risultano inoltre tra i territori con il maggior numero di vittime registrate nel periodo considerato.
Infortuni in crescita e settori maggiormente coinvolti
Accanto all'aumento delle vittime, cresce anche il numero complessivo degli infortuni denunciati. Nei primi quattro mesi del 2026 le denunce hanno raggiunto quota 24.220, con un incremento del 3,7% rispetto all'anno precedente.
Tra i settori più colpiti continuano a figurare:
- Attività manifatturiere; - Costruzioni; - Commercio; - Trasporto e magazzinaggio; - Sanità e assistenza sociale.
Si tratta di comparti caratterizzati da elevata esposizione a rischi organizzativi, meccanici, movimentazione di carichi, utilizzo di macchine e attrezzature, nonché da ritmi produttivi spesso particolarmente intensi.
Il ruolo centrale della formazione e della prevenzione
Dietro ogni numero vi è una persona, una famiglia e una comunità che subisce conseguenze spesso irreparabili. Per questo motivo il tema della sicurezza non può essere affrontato esclusivamente in termini statistici.
La crescita delle morti sul lavoro evidenzia ancora una volta la necessità di investire in:
- formazione continua e realmente efficace; - addestramento pratico dei lavoratori; - aggiornamento costante dei datori di lavoro e dei dirigenti; - rafforzamento della vigilanza e dei controlli; - manutenzione delle attrezzature; - promozione di una cultura della sicurezza diffusa a tutti i livelli aziendali.
La prevenzione non può essere considerata un costo, ma un investimento strategico per la tutela della vita umana e per la sostenibilità delle organizzazioni.
Il nuovo scenario della prevenzione
Alla luce degli indirizzi del nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031 e delle recenti evoluzioni normative in materia di formazione sulla sicurezza, emerge con forza la necessità di rendere i percorsi formativi sempre più orientati allo sviluppo di competenze concrete e verificabili.
Non basta più trasmettere informazioni: occorre assicurarsi che lavoratori, preposti, dirigenti e datori di lavoro acquisiscano realmente conoscenze, abilità e comportamenti sicuri da applicare quotidianamente nei luoghi di lavoro.
Conclusioni
I 36 lavoratori che hanno perso la vita in Veneto nei primi quattro mesi del 2026 rappresentano un campanello d'allarme che richiede risposte immediate e coordinate. L'aumento del 33,3% rispetto allo scorso anno dimostra che la strada verso una reale riduzione degli infortuni mortali è ancora lunga.
La sicurezza sul lavoro deve tornare ad essere una priorità assoluta per istituzioni, imprese, professionisti della prevenzione e lavoratori. Solo attraverso formazione di qualità, controlli efficaci e una cultura della sicurezza radicata sarà possibile invertire una tendenza che continua a produrre conseguenze inaccettabili.
Ogni morte sul lavoro è una sconfitta per l'intero sistema Paese.







