*24/02/2020- Franco Pozzi, Aprile 2020, Rimini “Ciao Elena,
ti ringrazio per l’invito.
A breve tornerò al mio lavoro, quello che mi dà da vivere, dopo un brutto incidente che mi ha costretto a casa per otto mesi. Faccio parte di quelle categorie di lavoratori che svolgono servizi di pubblica utilità…
La condizione di poter disporre del proprio tempo in maniera completa è quindi nel mio caso precedente alla clausura forzata di questi giorni. A questo lusso devo ‘sottrarre’ una sostanziale differenza: la condivisa mancanza di contatti umani stretti, che si definisce ormai in maniera univoca col glaciale termine di ‘distanza sociale’.
Paradossalmente questa situazione mi ha consentito di tornare a vivere il mio studio, che posso raggiungere a piedi perché non distante da dove abito, in maniera continuativa come non mi succedeva da molto tempo, di frequentare quotidianamente i miei santi e i miei demoni. Qui conservo con tutta la cura che posso i miei lavori - passati, presenti, futuri - e ciò che hanno prodotto mani che non sono le mie, altro aspetto fondamentale del mio ‘stare all’Arte’. Qui so che trovo le energie che mi servono.
A presto.
Franco”












