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Essere trans
ho parlato con fumettibrutti (lei un fiume in piena)
sempre io in fila per il firma copie, una battaglia tra emozioni contrastanti: felicità al quadrato, voglia di piangere, voglia di abbracciarla, infarto dietro l'angolo
P. La mia adolescenza trans, Fumettibrutti.
I’m making some publicity to Italian artists, we have a lot of good graphic novels here, and lots of awesome authors.
It’s an autobiographic graphic novel of self discovery, where 15 year old P. feels like he doesn’t belong in his body and after a tormented journey realises he wants to be a girl.
Extremely intense, very well written, simple and straightfoward drawings that get directly to the heart.
What do you believe? When nobody is watching, what do you believe? Vado in apnea. Sott’acqua, come sotto l’onda di cui mi parlavi tempo fa.
Non ho smesso di nuotare per la stanchezza, o forse sì.
Mi lascio cadere all’indietro.
Sono stanca di tenere tutto legato stretto, tutto per bene. Come mi sentivo il giorno in cui mi lasciasti: “Sto tenendo tante cose insieme e faccio fatica, non ci riesco. Sono stanca.” Smetto di oppormi alla corrente, mi muovo solo quel minimo per non affogare. “Dove mi porterà tutto questo dolore? Sono stanco di chiedermelo. Voglio solo affrontarlo. Voglio solo sapere se sono in grado di affrontarlo e di scontrarmici.”
P. Guida serio e composto mentre io guardo fuori dal finestrino. “E’ coraggio.” “No, è stanchezza.”
Vernice nera che prima mi ricopriva dalla quale ora inizio lentamente ad emergere.
Colori nuovi, forme nuove.
I tatuaggi e i capelli lunghi sono l’ennesimo battesimo del fuoco. So di amarti. So di provare ancora tutto quello che provavo prima, se non più forte. Sono stanca di combattermi. Non è contro di me che devo lottare. Ho tentato di difendermi da tutti pur di non venir ferita, anche se questo voleva dire combattere lo stesso riflesso allo specchio. Scivolo di schiena su un mare calmo, nero, denso. Lascio che mi inghiotta.
Ho lasciato per anni che fossero le distrazioni, l’alcol, il sesso, le droghe a silenziare le voci dentro la mia testa. Sono stanca. Voglio ascoltare cosa hanno da dirmi. Come una notte di quel luglio di cui non ti ho mai parlato, nella quale ho smesso di combattermi, ho smesso di combattere chiunque e mi sono lasciata cadere. A prendermi c’erano braccia più forti delle mie in quel momento per qualche tempo, settimane, mesi, chi può dirlo.
Fino a quando non sono tornata in me e come spesso accade, si sono resi conto che mettendo insieme i pezzi non ero quello che volevano.
Forse ciò che era sulla scatola non coincideva con le istruzioni.
Non m’importava e forse non mi è mai importato. Erano solo un momento di mare calmo del quale ho goduto come potevo, prima di dover tornare a nuotare. Sta iniziando a succedere e va bene così. Sono stanca di tagliare, cucire, rattoppare per farmi andare bene a chiunque. Non sono una bambola di pezza.
Inizio a sentire la nostalgia dei pezzi mancanti che ho dovuto buttare via. Non voglio forzare niente, mi lascio andare, mi lascio scorrere con la marea.
Difendo me stessa e i miei sentimenti ora che sto imparando a farlo. Accettare quello che provo mi rende più forte.
Ti amo e sono ferita. Spero in qualcosa che non so se sarà mai possibile, forse no. Ciò che mi importa è sapere che in qualunque modo andrà, sopravviverò.
Sono stata per ventun anni qualcosa che potesse essere il più accomodante possibile per tutti, ho lasciato che si sfamassero da me per poi pretendere qualcosa che gli altri non sono in grado di darmi. Solo io.
Per me è un enorme atto di coraggio accettare ciò che provo nei tuoi confronti, senza giudicarmi, o almeno smettendo di farlo. Prendo la mia forza da questo: dal riuscire ad ammetterlo senza che mi mangi viva.
I miei sentimenti non fanno di me il cattivo.
Non sono un pessimo esempio, una cattiva femminista, un’ingenua. Sto facendo della mia fragilità la mia corazza. Sono stanca di combattere qualcos’altro quando spesso l’unico nemico davanti al quale ho il timore di non reggere non sono i tuoi giudizi o i tuoi sentimenti, o l’assenza di essi.
Forse è proprio vero, dovevo quasi morire per risorgere. E’ me stessa. E’ ciò che mi dico. Accettare i miei sentimenti è la prima arma
Se non avessi smesso di farmi la guerra non avrei nemmeno capito se allontanarmi o avvicinarmi da qualcosa, se la voglia davvero, se è ciò che desidero. Se non capisco cosa voglio non posso nemmeno capire quando sbaglio. Non mi lascio mai sbagliare, fare errori, provare qualcosa. Lo sai anche tu: mi scontro spesso contro un muro che ho costruito io. Lo prendo a calci, ci sbatto la testa.
Sono stata lontana per mesi per ricostruirmi, per non avere distrazioni. Stavo cercando una forma nuova e avevo bisogno di stare lontana da mani che potessero modellarla al posto mio. Ora sto coraggiosamente camminando con le mie gambe. Sono ancora tutte le parti che ho dovuto sacrificare in passato, il 2014, la fidanzata piena d’amore, la ragazzina fragile e bisognosa d’amore, la giovane donna coraggiosa.
Sono ancora tutte queste cose, tenute insieme ricucendomi a crudo con lo spago e il sangue. Una volta S. Mi disse “la cosa più dolorosa dopo una rottura è riprendersi ciò che si è donato all’altro.”
Forse è quello che sto facendo.
Raccogliere le parti sparse per strada. Ricominciare a sentirsi interi.
I drew a little comic!
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