Anch’io voglio tutte le sbandate essere viva fino allo scortico essere tavolo pietra bestiale essere bucare la vita coi morsi infilare le mani in suo pulsare [...]
Mariangela Gualtieri, da Solenne (in Fuoco centrale)
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Anch’io voglio tutte le sbandate essere viva fino allo scortico essere tavolo pietra bestiale essere bucare la vita coi morsi infilare le mani in suo pulsare [...]
Mariangela Gualtieri, da Solenne (in Fuoco centrale)
Bambina mia, Per te avrei dato tutti i giardini del mio regno, se fossi stata regina, fino all’ultima rosa, fino all’ultima piuma. Tutto il regno per te. E invece ti lascio baracche e spine, polveri pesanti su tutto lo scenario battiti molto forti palpebre cucite tutto intorno. Ira nelle periferie della specie. E al centro, ira. Ma tu non credere a chi dipinge l’umano come una bestia zoppa e questo mondo come una palla alla fine. Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e di sangue. Lo fa perché è facile farlo. Noi siamo solo confusi, credi. Ma sentiamo. Sentiamo ancora. Sentiamo ancora. Siamo ancora capaci di amare qualcosa. Ancora proviamo pietà. Tocca a te, ora, a te tocca la lavatura di queste croste delle cortecce vive. C’è splendore in ogni cosa. Io l’ho visto. Io ora lo vedo di più. C’è splendore. Non avere paura. Ciao faccia bella, gioia più grande. L’amore è il tuo destino. Sempre. Nient’altro. Nient’altro. Nient’altro.
Mariangela Gualtieri, da Fuoco Centrale
Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e di sangue. Lo fa perché è facile farlo. Noi siamo solo confusi, credi. Ma sentiamo. Sentiamo ancora. Siamo ancora capaci di amare qualcosa. Ancora proviamo pietà. C’è splendore in ogni cosa. Io l’ho visto. Io ora lo vedo di più. C’è splendore. Non avere paura. […] Il tuo destino è l’amore. Sempre. Nient’altro. Nient’altro. Nient’altro.
Mariangela Gualtieri, “Bambina mia” da “Fuoco centrale e altre poesie per il teatro”, Einaudi, 2003.
Io guardo spesso il cielo. Lo guardo di mattino nelle ore di luce e tutto il cielo s'attacca agli occhi e viene a bere, e io a lui mi attacco, come un vegetale che si mangia la luce.
da “Fuoco centrale” di Mariangela Gualtieri
Mariangela Gualtieri
Mariangela Gualtieri