tu come stai?
è un po’ che non ci sentiamo
io solo guai, meglio se non ne parliamo
ti direi dai, prendi un aereo e partiamo
ma tanto ormai
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tu come stai?
è un po’ che non ci sentiamo
io solo guai, meglio se non ne parliamo
ti direi dai, prendi un aereo e partiamo
ma tanto ormai
Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e di sangue. Lo fa perché è facile farlo. Noi siamo solo confusi, credi. Ma sentiamo. Sentiamo ancora. Siamo ancora capaci di amare qualcosa. Ancora proviamo pietà. C’è splendore in ogni cosa. Io l’ho visto. Io ora lo vedo di più. C’è splendore. Non avere paura. […] Il tuo destino è l’amore. Sempre. Nient’altro. Nient’altro. Nient’altro.
Mariangela Gualtieri, “Bambina mia” da “Fuoco centrale e altre poesie per il teatro”, Einaudi, 2003.
Ad esempio, rimaniamo leggermente delusi quando sentiamo un caro amico, i cui gesti spontanei e calorosi credevamo fossero nostra esclusiva proprietá, parlare con tono di intimità con qualche suo altro amico.
-La Vita Quotidiana come Rappresentazione, Erving Goffman
Tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l'altra.
A. Baricco
Sentiamo l'uccello
Let’s hear the bird
‘Se solo dicessimoquello che sentiamo,le coseandrebbero meglio.’- Charles Bukowski#charles #bukowski#dicessimo #sentiamo#andrebbero #meglio
#orizzonti #aperti
#emozione #emotion
"Non ci sentiamo, non ci vediamo, vaffanculo almeno pensami."
RADIO FUTURO Non possiamo smettere di sperare, non riusciamo a fare altro che attendere. A costo di illuderci, a costo di chiudere gli occhi e fare un passo nel vuoto. Il cuore ci sbatte da dentro come pazzi e alcuni di noi non riescono a fermare il fuoco e i brividi che divampano all’ interno, forse dal cuore. Riusciamo a sentire solo la necessità di esplodere in qualche modo, magari riuscendo a concludere qualcosa come ad esempio, trovare il lavoro della nostra vita, mantenere il gruppo di amici del liceo anche dopo essere cresciuti e maturati. Ma tutto questo viene dopo. Prima di capire cosa c'è dopo quel muro invisibile che divide i maturandi dal mondo adulto, c'è solo e soltanto una sconfinata attesa peggiorata dagli ormoni e da quel richiamo di quel fatidico “posto nel mondo” che tutti ti dicono che hai, solo che la strada è buia e la devi illuminare tu passandoci. Davvero? Oltre a dirti o ad obbligarti in questa età sballata da emozioni che nemmeno noi comprendiamo, che devi assolutamente capire cosa vuoi nella vita e come la vuoi, ti dicono anche che hai un posto nel mondo. E come facciamo a capire dove si trova? Ma soprattutto, è già stato scelto per me o posso avere l'onore di deciderlo io? Ci fanno paura queste parole messe una vicino all'altra, perché non sappiamo se saremo la strada di destra o quella di sinistra, una piazza o un giardino, un vialetto o un grande corso. Io non voglio avere un posto nel mondo, io voglio essere un posto nel mondo, voglio essere una piazza. Non diteci che dobbiamo raggiungere un luogo nello spazio e nel tempo, quando quel posto siamo già noi. La domanda costante che ci poniamo è se in qualche modo siamo già giunti a quei ricordi che un giorno quando vedremo un quaderno a righe con un dizionario accanto, ci faranno venire i brividi, ci faranno forse scendere una lacrima. Ci chiediamo anche: “qual'è la parte migliore?” E la risposta che ricevi è come quella di Dino Buzzati “il meglio è più avanti” o meglio ancora RTL ti risponde “il meglio deve ancora venire…” grazie Ligabue, ma quando arriva? Il cuore nel frattempo continua ad esploderci da dentro mentre lottiamo per gesta che ci paiono eroiche e giuste, nella costante attesa che prima o poi ti arriverà una valanga di “non si sa ancora” addosso. Allora passiamo il sabato mattina come la ragazza dipinta da Edward Hopper; seduta sul letto irradiata dal sole pronta ad affrontare ciò che le aspetta. Un sole lento a crescere e lento a calare. Poi passano i giorni e il sole non sembra poi immobile e paralizzato come prima. Ma si sposta molto più rapidamente. Fa più paura questo sole, che spegne le giornate più facilmente e ci fa superare l'altra parte del muro invisibile. Anche Seneca ci parla, e ci dice: “il più grande ostacolo al vivere e l'attesa che dipende dal domani ma perde l'oggi.” E aveva ragione. Siamo così incentrati a pensare al dopo, a dove vogliamo arrivare, a questo futuro incerto e buio, che non viviamo questo momento. Sempre a fare progetti con fretta e paura, che trascuriamo ciò che ora come ora è nelle nostre mani. “Vivi senza arrestarti”. Ma come sappiamo come si vive? Cosa dobbiamo fare per poter dire di non aver sprecato questa età? Abbiamo troppe domande, tipo: “per ogni cosa che fa tardi e bisogna aspettare, noi siamo in attesa?” Un adulto non sa risponderti, anzi ti guarda con una faccia stranita come fossi pazzo. Uno scrittore invece ti risponde: “Quello a cui tieni, quello che ti capiterà, non verrà con un'attesa.” Grazie Erri de Luca, una risposta contorta, ma è fatta apposta per noi. Voi che ci credete pazzi, come ve lo spieghiamo che non siamo fuori di testa ma ci sentiamo incompleti? Perché la verità è che uno si sente incompleto, ma è soltanto giovane.
Santipolo Sara