Esistono, diceva Mario Soldati, grandi vini e piccoli vini; la distinzione essendo solo quantitativa, non qualitativa. Perché piccolo può esser bello: è quel vinello che ti accompagna, ti disseta, ti ristora, ti rincuora e ti consola. Non il fragore di una cascata, ma il mormorio di un ruscello. Questo Poggio ai Rovi è il paradigma del piccolo vino: dalla tenera etichetta -che nemmeno l'annata riporta- all'uvaggio tradizionale dei Chianti Classici di una volta, con le uve bianche ad alleggerire il corpo. Piccolo sì, ma con gran classe, perché qui ci sono ancora gli insegnamenti e la mano di quel maestro che fu Giulio Gambelli: ché solo suo è quel brio misurato nei profumi leggiadri di fiori e frutti rossi, freschi come appena colti; sua la bocca croccante e nitida come acqua, suo l'equilibrio che non è mai levigatezza tecnica, ma è semplice naturalezza. Lo diresti quasi un vino francescano, che benigno si offre alla tua bocca, che ti accompagna la tavola di ogni giorno, modellando se stesso ai sapori più o meno intensi e complessi del cibo, laddove vini ben più pretenziosi cadono. Nei suoi 12 gradi,una civiltà: il senso di una misura, di un limite che non va oltre la siepe, che credevamo perduto nella memoria.