A me, sinceramente, non me ne frega uno stra cazzo se ciò verrà letto da una persona o nessuno. Scrivo prima per me e poi per gli altri. E scrivo perché soffro. Non per egocentrismo, cari amici miei, soffro per colpa vostra e per ciò che mi hanno insegnato gli autori: l'empatia , tratto spessissimo l'apatia e la psico-apatia ma sol perché è ciò che ci coinvolge, senza essa non puoi vivere serenamente. Nel momento che capisci, non puoi semplicemente più essere una persona felice. Puoi trovare scorciatoie come spiega Spinoza,Socrate, come dichiarano gli stoici,cirenaici e cinici ma scorciatoie rimangono e restono. Come puoi non soffrire nel momento che capisci che l'uomo comune scompare, semplicemente scompare, nel tempo, nello scorrere dell'infinito. Non siamo Marco Aurelio che dopo 2500 anni ancora insegna attraverso gli scritti (e il buffo é che insegna proprio ciò che ho appena dichiarato. Sarà un caso.) Non facciamo parte dei fortunati, dei possessori del mondo, i possessori di denaro: siamo eterni secondi. i Primi nascano tali e pochi fortunati ci diventano. Sei fortunato? Non penso, sennò non leggeresti e non saresti arrivato a questo punto. Mi impegno sapete? Mi impegno davvero: ad essere il più energico,il più simpatico,il più performante, il migliore e cazzo se mi impegno a esserlo, poi arriva qualcuno che parla per titolo: lui è il ... Lui ha.... E il possessore del titolo mi(ci) supera, in quanto possessore di esso, non in quanto migliore a me(a voi), io ne sono consapevole, ma non chi mi circonda; che vede certi divi come divinità, dove io il niente, semplicemente perché nelle persone guardo cultura e bontà, del resto mi ci sciacquo, però non è così per l'apatico che non può andare oltre le etichette, i titoli,( in qual altro modo può apprezzare? Non comprendendo, si affida solo a ciò che sente e vede, non può andare oltre) quindi subisco e subendo mi demoralizzo, subendo vado in frustrazione. Mi danno del noioso perché ho ragione, mi sento un po' Giordano Bruno che attaccava chiunque andasse contro le sue idee perché le pensava vere, e le difendeva con rabbia e con disprezzo nel non essere nemmeno ascoltato. E ciò gli ha donato morte, il rogo. Ecco mi sento come lui, frustrato nel non essere ascoltato dalle persone, non andrò al rogo, non sono così presuntuoso, comunque morirò da dentro. Sorridendo. Perché è così che si affronta ciò che non si sa. Ma a voi vi conosco, io so che,chi e come siete, a voi come vi devo affrontare? Con il sorriso? Con la depressione? Giuro che non lo so. Mi impegno così tanto, così tanto, cazzo, che finisco morente ogni coricarsi nel letto. È giusto? Il mio impegno ad elevarmi? Sarà fruttuoso? È consistente, valido? Non lo capisco, e la cosa più assurda che in quanto apatici mi confondete ancora di più: se una persona vuota ha a che fare con una persona piena, cosa mai le potrà donare, se non vuoto?. Ogni volta con voi mi svuoto in un loop continuo, infinito. Mi pregno di energie per cederle a voi, con scarsissimi risultati.
Poi ho letto per migliorarmi,uh, quanto. Vedendo la mia apaticitá come un problema ho deciso di affrontare il tutto con uno studio, pensando di gestire meglio la felicità, ti cogliere il bene nelle persone. Sapete cosa ho imparato? Che sono essere finito. Che la vita è degli opportunisti, che il buono soccombe perché in minoranza, che il genio non è mai compreso, la tecnica è inutile ai fini umani, il male sarà sempre plusmale, gli emarginati hanno ragione e la cosa che mi ha più di tutti scombussolato: che l'amore è suicidio. Pensate tutti di vivere l'amore, facendomi venir una gran voglia di ridere. Non siete capaci di amare e basta, l'amore si studia, si impara, nascete con l'impulso d'amore e l'ossessione (al massimo), chiedete? Non amate. Pretendete? Non amate. Pensate a un'altro anche solo in sogno? Non amate. Pensate di picchiare in caso di tradimento? Non amate, assolutamente. Volete la sua costante presenza? Non amate. La gelosia, ossessione, il possesso non sono amore e ne le sofferenze prodotte. Di cosa si parla quando si parla d'amore? (e pure ne siete così convinti). Amare vuol dire essere pronti al suicidio se non corrisponde per qualsiasi motivo. è questo amore: la fine del senso della vita o l'inizio della vita. Non c'è si,ma, però. È questo e basta. Siete pronti( ho usato una parola chiave,pronti, sono importanti le parole) ad uccidervi? No, bene, non amate. E per uccidersi non intendo per forza impiccarsi. Intendo anche vivere la vita con impeto di sopravvivenza al sol pensiero di sostenimento al dolore. BEN DIVERSO ma concettualmente IDENTICO. Vedete, io, soffro. Perché io sono pronto ad amare. Lo sono veramente ma nessuno di voi lo è, pochi lo sono e raro incontrarli. Soffro perché affronto la vita considerando la bontà e la cultura. Nessuno però considera la mia.