Il damerino e il forcone si fanno confusione da soli. Esso satireggia il bimembre, trattando di economia in stile ''guarda che io so, ho un intelletto e mi piace si sappia di me che so, sì da deliziare i miei spasimanti alla fiamma ossidrica e trovo questo trovo quello e trovo qui e trovo su e penso penso penso che, se si tassassero le parole, la pecunia dovuta al figlio di paparino stomachino enfiato non basterebbe a rifusione del diritto d'ingresso per lo spettacolo dirimente in prima fila o golfo mistico". Il culetto smagliato cova al caldo l'uovo di Colombo, al tepore di una riga di testo che frulla vistose sinestesie, paccottiglia dissonante da non salvarci niente, mentre gli altri, pacifici o no, per fortuna non hanno le orecchie per piangere, né figlio di papà a sua volta figlio non unigenito di papà papesco, difettano in sapienza o cattolica panaceica e brandiscono una politica di sé e da sé molto più forte della tua, della mia. La Politica delle Palle che mi sa che vedi sulle maniche dell'Albero di Natale, o rattrappite nelle mutandine e quindi povere di attributi. Le proteste, soprattutto se violente e violente becere, non vanno cavalcate, no, vanno ascoltate, quale che sia il grimaldello. E fu disperazione, solitudine, solitudine e disperazione. Un altro pivellino moscio, abbandonato, nevrotizzato e incapace d'amore per encomiata virtù, ma solo per una sorta di fancy rivissuta in una memoria letta in qualche sottoprodotto di foliazione avulsa, perciò non meno amena. Le sento ancora quelle, le sento nella testa le sue uccellaggini da menopausata che non sa se prenderselo una volta o prenderselo e basta. Prenderlo fa male, fa maleeeeh, soprattutto lì dove la tua anima di pulcra vestale se ne fa così tanti da non ricordarsi il nome del successivo, doloroso se inane... fa male alle intellettuali della domenica. E' un po' un vetero-qualcosa, sorpassato e codardo e lo vedo spiedato al forcone quale trofeo di lunga battaglia.
Ma veniamo a noi, alla gastroscopia-portami via. Il mio stomaco ha deciso di darsi delle arie, come se già non bastassi io, e dunque aggiungete al meteorismo tante belle cosine, regalini natalizi, che sono il retaggio di un rigurgito da forconi intimidatori contro qualcosa sovrastante, poltronista per antonomasia (quant'è fighissima 'sta parola!), nei pressi delle corde vocali che, se Lui proprio proprio mi ritiene in stato di disgrazia, non funzionano bene e non funzioneranno per un po', sporche, irritate, malate, perennemente in flogosi. E oggi saprò di che morte devo morire. Ché poi, ora, detto tra me e voi e l'universo, se il trattamento farmacologico non attecchisce più, che dindirindina mi fate? La Fundoplicatio? Cioè, volete entrare nei visceri e trastullarvi a mo' di piccolo macelchimico con analoghi bastoni puntuti, aggeggi demoniaci e robe da Terzo Reich? Nel mio stomaco virgineo? Mica cotica ambulatoriale, o pizza e fichi canterini, è un'operazione vera, tipo mia nonna che "sotto ai ferri" non ci vuole più andare. Come darle torto? A ogni buon conto, se dovessi avere qualcosa di brutto all'esofago (cacato sotto io, lo devo ammettere), e mi restasse poco tempo, vi prego di seguire le indicazioni qui di seguito:
1. Prenotatemi un volo per l'Australia.
2. Prenotatemi un volo per Nuova York.
3. Prenotatemi un volo per Madrid, solo andata, poi al ritorno ci penso yo.
4. Finite il mio romanzo nell'armadio, non importa di che natura sarà il salto stilistico tra voi e me.
5. Ho una 20ina di canzoni nel cassetto, ascoltatele almeno.
6. Niente espianti di vegetazione al mio funerale, per cortesia. Un girasole steso sulla bara andrà benissimo.
7. Scegliete canti allegri e pasquali, nulla di triste.
8. Tenete lontani tutti gli indegni a darmi l'estremo saluto.
9. La sera stessa vedetevi per una scorpacciata di Panzerotti e Churros e Cioccolato a fiumi.
10. Cantate. Cantate e basta. E leggete. Tanto.