Giro2016
E´ sabato sera. Sto seduto sul divano e spippolo con Twitter...tutti parlano di una certa partita di calcio.
Io non riesco a smettere di pensare alle ultime due tappe del Giro di quest´anno. Cioé, non fraintendetemi, a me piace il calcio, ma se non é tinto di viola mi emoziona il giusto.
Il ciclismo é un´altra storia. Sara´ la strada, saranno i paesini dai nomi sconosciuti, i volti e i nomi dei corridori all´inizio per lo piu a me ignoti, poi via via sempre piu familiari, a darmi l´idea, anche da spettatore seduto sul divano di casa, di essere in viaggio con loro.
Cosí alla fine mi ritrovo lacsera a guardare sulla cartina il percorso della tappa del giorno dopo, come a voler dare un´occhiata a quello che mi aspetta.
Cosí venerdi mattina, sempre spippolando su Twitter, trovo una breve intervista a Michele Scarponi (gia vincitore di Giro e compagno di squadra di V. Nibali) in cui commenta la tappa a venire con il Colle dell´Agnello e l´arrivo in salita a Risoul. Con il sorriso sulle labbra dice praticamente che in queste giornate non c´é piu spazio per incertezze o tatticismi, nessuna scusa per chi “sta cercando la forma migliore” e pensa di nascondersi in gruppo. Chi ha gambe va, gli altri restano. Una spavalderia degna del peggior Ibrahimovic, non fosse che il caro MIchele ci mette una buona dose di autoironia e pacata saggezza che il bullo Zlatan non sa neanche cosa siano. Pochi minuti piu avanti nell´intervista Beppe Martinelli dira che é da pazzi attaccare sul Col dell´Agnello quando mancano 60Km al traguardo.
Faccio le mie cose, porto il bimbo all´asilo, esco col cane, mangio qualcosa e verso le 15.00 accendo Eurosport.
Ed eccolo li, Scarponi. Solo al comando tra due muri di neve, mentre l´aria oltre i 2500m si rarefa e una lanugine bianca di nuvole e brina avvolge corridori e ammiraglie, il gruppo dietro a 5 minuti e piu.
La squadra di Kruijswijk si frantuma, con due attacchi di Chaves si staccano prima NIbali, che peró rientra e poi anche Valverde/Zakarin/Jungels/Amador. Come aveva presvisto Scarponi, chi ha le gambe va, gli altri restano. Alla vetta del gruppo maglia rosa rimangono in tre. Si scollina. Krujiskwij cade. Rimonta in bicicletta e si impegna a dare tutto, ma quando il cuore sa di aver sfiorato la morte con un dito é dura concentrarsi e lottare per un fine cosi effimero, anche se si chiama maglia rosa. Zakarin cade e alla morte deve cedere una clavicola per tenersi il resto. Nibali/Chaves allungano e raggiungono un compagno di Chaves. Valverde/Majka tentano di rientrare.
Scarponi si ferma. Cioé, non rallenta solo, si ferma proprio. Da un buffetto sulle terga al suo compagno di fuga e fa due chiacchere con l´ammiraglia. Aspetta il duo NIbali/Chaves li riporta sul resto della fuga. Fa il ritmo fino all´inizio della salita é ancora un po piu in la per mettere definitivamente in ginocchio l´olandese in rosa e poi si scansa. Il resto lo deve fare il capitano da solo. Senno che vittoria sarebbe.
Il resto é storia. Chi non credeva nella vittoria finale di Nibali dopo la tappa di venerdi, voleva solo difendersi per averlo gia dato per finito nei giorni precedenti.
Cosí Nibali vince grazie a talento e fortuna e piange di gioia, Scarponi non vince niente, almeno per chi ha letto solo i giornali e sbuffa e sorride al traguardo. I genitori di Chaves abbracciano Nibali perché era l´idolo del figlio e sono cosí emozionati dopo un viaggio dalla Colombia per vederlo salire sul podio, che abbraccerebbero chiunque (si sa, son latinos, sono cosi). Valverde abbraccia Nibali subito dopo il traguardo con la sincera serenitá di chi non doveva comunque dimostrare piu niente. Kruijswijk ammette l´errore e non piange e non abbraccia nessuno, perché viene dal nord.
Adesso é ancora piu chiaro perché gli altri sono sport, il ciclismo é la vita.
















