Il vento caldo del Garbino, Giulia Alberico
Primo libro che leggo di Giulia Alberico, “Il vento caldo del Garbino” non mi ha presa moltissimo, c’è qualcosa che non mi convince. Non dico che il libro non mi sia piaciuto, ma nemmeno che sia da buttare. Vedo di capire il perché mentre scrivo (vediamo se riesco…). Il libro intreccia le storie di più donne e di un solo uomo, un marinaio in pensione. In comune, queste persone, hanno il luogo in cui vivono (alcuni solo in estate): la palazzina di via Orientale 18, in un paesino vicino Chieti. Il libro racconta i tre giorni di Garbino vissuti da queste persone semplici che si perdono in ricordi e rimpianti, in desideri e rimorsi… un po’ come succede a noi tutti nella vita quotidiana. Questo rende il romanzo abbastanza realistico: il caldo, i ricordi, la solitudine, le amicizie perse, un amore che nasconde un segreto (che io CREDO di aver capito). Durante questi giorni i personaggi, chiusi a casa per l’eccessivo caldo causato dal Garbino, hanno tutto il tempo per potersi studiare interiormente e, magari, trovare delle risposte a domande nate anni e anni fa. Il libro è privo di risvolti, e quei pochi sono leggeri quasi non si notano. Solo un risvolto viene un po’ più a galla. Il libro è abbastanza scorrevole anche se qualche parola mi è sembrata un po’ ricercata, tant’è vero che stavano parole che io - ignorantemente - non conoscevo; a volte il libro mi è venuto leggermente a noia, sarà la mancanza di risvolti – e quanto sono noiosa pure io a ripetermi! Sarà che dalla sinossi mi aspettavo di più, sarà che mi aveva catturata la trama e mi aspettavo un po’ di più… non che il libro non mi sia piaciuto, per carità è un bel libro, ma non ha avuto la mia attenzione al 100%.







