Recensione delle recensioni. Tutto è recensione. Alcune critiche c'hanno la loro degnità indubbia, altre farebbero meglio a non fuoriuscire da chi si smeriglia la lingua, estroflessa, col vuoto oblativo, non petito, che assurge a loro acme, e cioè la pretesa del e dal vuoto di una manfrina a cui ci s'inchina con parsimonia dell'inchino, senza dare troppo la schiena, il colpo della strega è in agguato. Ne ho sentite tante di finte opinioni nella mia vita, e la maniera per salvarsi era gridare al miracolo delle posture vatesche, nascondendo il mio punto di vista dietro il punto di svista ormai abitudinariamente trapassato, ma sempre un tanto più pionieristico della modernità preistorica, certo. Non sono i prodromi della pazzia, no, la prima parte mi serve per dire che dico due parole, critiche, libere, mai sottoposte a censura preventiva, e soprattutto piene, sul nuovo album di Giorgia, qui, solo qui, dato che nei luoghi deputati una manica di fascisti della più straziante avulsione dalla realtà mi ha spaccato le palle per essermi io preso l'ardire di attaccare la bravura dogmatica della cantante, e amen. Manco gli avessi offeso la fEdanzata. Io, ok, sarò un mestruato d'origine controllata, e nei miei attacchi ci potreste vedere sempre un po' di represso desiderio sessuale che cerca di sfondare gli architravi polemistici pur di sfogare, perché è da molto che non tocco il sopraccolonnio dell'amore, ma non ho mai osannato un artista al primo peto di dantesca memoria. Non sono fanatizzato, da nessuno, men che meno da me. Giorgia, arrivando al donque, è la ragione per cui canto, cantavo. Ho iniziato a farlo su imitazione sua, non potrei mai oltraggiarla per sfizio, se lo fo è con cognizione. #Senzapaura, sebbene sia uno dei migliori della sua carriera, e lo ascolti a sfinimento di cervella, è il magnaccia di Pop-pea figlio del mercatismo, è il prodotto di un commercio selvaggio che ti porta in classifica, ti fa vendere e ti fa passare nel mare mosso delle onde radio e ti fa dimenticare presto. In più è cantato con una voce che non è la sua, ipercinetica, spinta di gola, così di gola da prestarsi al remake di quella profonda tanto famosa, slabbrata, gracchiante, addirittura caricaturale, non più la sublime degli esordi. Alcuni acuti mi mandano in distorsione i sensi, quello dell'udito soprattutto. Sporca. E lei si trincera dietro il ritornello che le viene meglio ultimamente: "adesso prediligo l'emozione a scapito del suono". Ma codesti cazzi! Non capisco perché, nell'affanno di rinnovarsi, debba perdere i suoi punti fermi. E non mi venisse a dire che i punti fermi, le certezze, le fanno paura, eh, perché le lancio un cd a caso all'indirizzo dei dentini bellissimi che si ritrova! Avrebbe dovuto puntare al (vocal) jazz, al soul puro, recuperare la musica nera, cori gospelacci, ingaggiare cantori con i controcoglioni a farle da tappeto, ci ha rotto le Gocce di Memoria con questa smania di rinnegare! Faceva il clone di Whitney Houston, è nata sull'impronta della negritude, deve tornare "indietro", se vuole tornare a convincermi. Poi è vero, in Italia vende la Pausini e ci si deve adeguare, inchinare, ma lei lo fa in modo sanguinario... se penso a #Stonata e ai pezzi finali del disco, brrrrr. Benvenuti in Ashanti, la linea degli amanti. Un brivido prolungato. Pensate, invece, a "Di sole e d'azzurro", ascoltatela di nuovo, se sapete di cosa e di chi sto parlando! La canzone adesso, in sé, non è nulla, è un pasticciaccio di clichés, ma la voce, lì, è un portento di quotazione mirabile! In quel brano si apprezzano delle inflessioni, delle brillantezze, delle scelte stilistiche da fuoriclasse! E poi? E poi mi vieni a cantare boiate egoriferite, di vittoria sulla tua vecchia te imbalsamata? Vuoi capire, a 40 anni suonati, è il caso di dirlo, che sei un'interprete prima di tutte quelle baggianate aristocratiche, a perdere, sulla tua colta mente da cantautrice e le puttanate libertarie sulle tue verità da esprimere e l'anima e le parole rotte, e le ferite da leccare e i lividi contro i gusti di chi ti acclama e ti vuole riconoscere? Tu canti, sai cantare, sapevi cantare come nessuno sapeva, e adesso? A che ti sei ridotta? A cubista, a palodanzatrice per allettare ingenui estimatori di forme androgine? I tuoi funambolismi, le tue arrampicate protette e mai cadenti, lassùincima, dove nessuna ti avrebbe acchiappata, nemmeno con le sue ampie solitudini, le luminose reggenze nordestine... dove sei, Gio'? Quanto tempo ti resterà per inciderci il cuore? #Senzapaura è un piccolo capolavoro di artificeria made in Italy, made in Italietta elettricar'n'brrrrroide, le canzoni saranno pure belle, sì, a parte alcuni inconvenienti che ce potevi risparmia' – e per arrivare a definirli "inconvenienti" mi ci è voluto un forzoso battesimo fascista - ma la tua voce mi ha ferito. Mi hai ferito. Devo salvare il prodotto perché "Vedrai com'è" mi porta al pianto simil-madre di milite ignoto, io che c'avevo proprio bisogno di frignare in questo momento, una roba nuova, guarda... i tuoi cd li compro, li ascolto, me li ficco in testa, dal momento che non posso ficcarli altrove, ma per favore, per favore, ritorna in te. Ci sono troppi che hanno perso il senno in questo mondo, vuoi, per favore, emanciparti dal gruppo di quelli che decidono di farmi del male gratuito?