L’Italia è un paese gerontocratico in cui c’è questo senso per cui si deve avere a priori il rispetto e l’approvazione di un “adulto” prima di fare qualsiasi cosa. In una tale società, avvolta in una cultura radicatamente maschilista, essere “giovani” “donne” rappresenta una doppia colpa, che va espiata possibilmente con dolore. Se poi si hanno sentimenti nobili e si è persino intelligenti, coraggiose e risolute, il conflitto generazionale diventa inaccettabile perché l’esempio è dirompente, e va bloccato in ogni modo. Ciò che a mio avviso è più grave è che non c’è consapevolezza di tutto questo. Semplicemente ce lo lasciamo accadere ignorando le continue richieste di supporto da parte dei giovani, specialmente se femmine. Li disprezziamo perché si laureano tardi, quando si laureano, e vivono in casa dei genitori fino a oltre trent’anni, ma guai se avviano qualcosa di proprio – che non può che essere rischioso per definizione – perché allora sono incoscienti pericolosi.