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" Il cugino O, quando ancora non c’era la guerra, negli anni ottanta, lavorava come tuttofare in un’impresa italiana in Libia e ogni volta, me lo ricordo benissimo, veniva in Italia per fare la “dolce vita”, come chiamava le sue vacanze ricordando quel film di Fellini che gli piaceva tanto. Una sera, e questa storia in famiglia è rimasta leggendaria, ha litigato con un tizio dall’aria truce e depressa in una pensione della capitale nel rione Borgo. Motivo del litigio era un apprezzamento che lo sconosciuto aveva fatto alla ragazza in sua compagnia, anche lei somala. Erano un gruppo di amici, sorridenti, felici, bizzarri, e stavano chiacchierando amabilmente di gioventù, la loro, che brillava. Poi improvvisamente era arrivato quell’uomo a rompere ogni incanto. Il cugino O, che tu Soraya conosci bene, è un tipo sanguigno, e per quell’irriverenza voleva venire alle mani con quello sconosciuto truce e un po’ depresso. Ma il tizio non aveva voglia di una rissa, non quella sera, aveva gli occhi altrove, persi in qualcos’altro, e così abbandonò il cugino O e la sua rabbia nella hall della pensione. Il cugino O si ritrovò solo. Insoddisfatto. Con i pugni ancora serrati per una rissa che non sarebbe mai avvenuta. “Scendi giù, bastardo,” gridò, ma lo sconosciuto era già al piano di sopra, chiuso nella sua stanza, a meditare, a sognare, a dormire, al riparo dalle distrazioni. Il cugino O lo rivide poi qualche giorno dopo, sugli schermi di una televisione in un bar. Era un uomo di nazionalità turca, diceva lo speaker del telegiornale, tale Mehmet Ali Ağca, e aveva attentato alla vita di Giovanni Paolo II. Il papa polacco. Sparandogli per ammazzarlo. "
Igiaba Scego, Cassandra a Mogadiscio, Bompiani (collana Narratori Italiani), 2023¹; pp. 53-54.
L’INVASIONE PIANIFICATA DA SOROS/CIA
ARRIVANO CON NAVI COMODE E SICURE PER ESSERE SCARICATI IN LANCE DI “FORTUNA” SOLO QUANDO GIUNTI IN ACQUE EUROPEE
QUI LA PROVA DELLA MODALITÀ DI INVASIONE PROGRAMMATA DA PARTE DI POPOLAZIONI AFRICANE SECONDO IL PIANO KALERGI
IMMAGINI DALLA SPAGNA PERÒ IL METODO È LO STESSO PER TUTTA EUROPA
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Non capisco tutto questo astio contro Israele, addirittura lo definiscono "nazista" quando invece è stato vittima del nazismo, appoggiato dagli arabo-musulmani di Palestina, subendo un vero genocidio di ben 6 milioni di ebrei innocenti e moltissimi erano bambini! Lo stesso dicono di Putin, che invece combatte i nazisti! Davvero non lo capisco ma non lo accetto.
Attualmente, chi ha iniziato sono stati gli arabo-musulmani di Hamas con l'uccisione immotivata di 1300 giovani ebrei, bambini inclusi ed altri 200, molti bambini, li tengono in ostaggio.
Che doveva fare Israele, lasciare che massacrassero il suo popolo?
Circa gli invasori-occupanti, questi sono i cosiddetti "palestinesi" arabo-musulmani.
Nel 1948, le potenze vincitrici dell'ultima guerra divisero la Palestina in due parti: una per Israele (rimasti in poco più di 800.000) ed una per i "palestinesi". Bene, Israele accettò la sua parte e si dette da fare per costruire il suo Stato: coltivò i campi, costruì case, strade ecc., nei limiti della parte assegnatagli, non pretese l'intero territorio.
Ma i palestinesi, ricattati o sobillati dagli arabo-musulmani, gli mossero guerra in una coalizione composta da Egitto, Irak, Iran... Ma questi, pur essendo di molto superiori di numero e molto meglio armati, persero tutte le guerre. (Già questo dovrebbe dirvi qualcosa)... Come in tutte le guerre, i vincitori conquistamo territori.
Israele, dunque, non ha rubato niente, non ha invaso niente, ma ha coseguito il frutto delle sue vittorie. Se non gli avessero mosso guerra e si fossero dati da fare, come fecero gli ebrei, oggi avrebbero lo Stato Palestinese.
Quindi, non prendetevela con israele e neppure con i palestinesi, che sono buona gente, umile e semplice, ma con gli arabo-musulmani, che da sempre impediscono la pace in quella regione.
Poi, come si sa, i palestinesi sono cristiani ed è noto che i musulmani fanno stragi e genocidii di cristiani. Come mai non lo fanno con i cristiani di Palestina? Ve lo siete mai chiesto? A loro non interessa il popolo palestinese, ma lo usa per il loro unico scopo: distruggere lo Stato d'Israele! UTOPIA! Ci han sempre provato fin dai tempi antichi, quando qualcuno gridò: "Muoia Sansone con tutti i filistei"!
Tutto ciò che -forse- potrebbero ottenere è il grido: "Muoia Israele con tutto il Medioriente"!
E questo che si vuole?
La pace non si ottiene con atti terroristici, ma col dialogo e soprattutto, nel caso specifico, nel riconoscere lo STATO D'ISRAELE.
Guerra alla Francia e morte ai giacobini! Andiamo a riprenderci la Gioconda, la Crocefissione di Mantegna e i capolavori di Canova. Vendichiamo il sangue dei legittimi monarchi sparso per mano di questi sanculotti mangiapreti. Affermiamo la superiorità dell'Asti Cinzano e del Tavernello sugli Champagne e sui Bordeaux. Inondiamo di ricotta e di stracchino questi divoratori di lumache e formaggi fusi. E poi, apriamo le frontiere a Ventimiglia e lasciamo che siano invasi da orde di cavallette, blatte, negri, negroidi, brigatisti e napoletani!
Ogni atto terroristico va decisamente condannato: non si uccide nessuno per motivi religiosi e/o politici, mai e per nessun motivo.
E adesso, puntuali come le tasse, le solite anime belle buttano acqua sul fuoco e condannano l’islamofobia e il clima di odio e paura che stanno avvelenando l’Occidente.
Ricordino però anche, le anime belle suddette, che l’odio e la paura verso l’Islam non si è autogenerato , ma è stato creato, coltivato e fomentato, attentato dopo attentato, violenza dopo violenza, demolizione dopo demolizione di ogni forma di democrazia e libertà, dei diritto civili e religiosi, dagli stessi seguaci di Allah e del suo profeta Maometto.
Una lista completa degli attentati islamici, limitandomi dal 2000 ad oggi, è disponbile su Wikipedia (https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Islamist_terrorist_attacks).
E, comunque, ce l’ho quasi più con chi difende, giustifica, motiva e minimizza le medievali regole di vita e le infamità dettate da una religione oscurantista e intollerante verso tutti quelli che non la professano, che i musulmani stessi.
Con costoro non hanno neanche bisogno, gli islamici, di sguainare le scimitarre, perché li trovano già proni e sottomessi, pronti a rinnegare ogni valore, civile o religioso, della propria stessa storia e civiltà.
P.s.: i fogli Excel non sono altro che il copia e incolla della lista sulla pagina Wikipedia; sono solo un modo di evitare ai cliccatori seriali da social, che però non cliccano dove e quando dovrebbero, di passare oltre e far finta di niente.
“ Ricordo che incontrai Moro alla vigilia del suo rapimento. Era sera e, poche ore prima, un importante esponente del Partito comunista mi aveva pregato di comunicare a Moro e a Zaccagnini che il suo partito aveva molte difficoltà a votare il governo Andreotti. Cercai Zaccagnini e non lo trovai, con rammarico perché era con fiducia che mi rivolgevo a lui. Fummo sempre molto vicini, umanamente e politicamente, e lo saremmo stati ancor di più in quei terribili giorni del 1978. Sentivo la trasparenza, la linearità, l’onestà con le quali giocò tutte le carte che poteva avere in mano per salvare l’amico, fino a impegnarsi affinché Moro, una volta liberato, uscisse dalla politica, se questo poteva servire a tenerlo in vita. Infine trovai Moro e gli riferii il messaggio, e la sua replica fu: «Pochi si rendono conto che siamo sull’orlo di un abisso». Visto con il senno di poi, sembra che il suo fosse un giusto timore e un funesto presagio.
Che cosa ricordo ancora di quei terribili giorni? Troppo e troppo poco. Non posso dimenticare il clima pesante, il senso di claustrofobia: le stanze dove ci si riuniva sembravano sempre anguste, non che fossimo più di prima, ma l’angoscia, l’impotenza le occupavano tutte. Angoscia, impotenza, e non solo per quella minaccia che incombeva sul paese, non solo per il dolore per la morte degli uomini della scorta, vittime innocenti, ma perché la tragedia che aveva fatto irruzione nel Palazzo, e pretendeva toni alti, non poteva non confrontarsi con la prosaica quotidianità. E della quotidianità restavano, nel nostro partito, e trasversalmente, seppure in maniera minore, con gli altri partiti, legami politici antichi, consolidate amicizie, che continuavano a intrecciarsi con vecchie incomprensioni, dispute mai sedate, nervosismi senza fine. E al centro di questo «gioco» perverso c’era sempre lui, Aldo Moro, il capo del partito, l’uomo carismatico, che scriveva, che ancora una volta, come era nella sua personalità, continuava a pretendere attenzione. E la cui assenza, più passavano i giorni, più diventava una inquietante presenza, occupava la scena: Moro era il nostro convitato di pietra. I tempi del dramma volevano che il passato fosse azzerato, e che ci confrontassimo con ciò che stava accadendo con occhi nuovi. Ma come pretendere che ciò si realizzasse? Alcuni ne furono capaci. Alcuni. I meno politici. I più umani. Ma le risposte da dare ai brigatisti non dovevano essere risposte politiche? Noi, dopo quei giorni, non saremmo più stati quelli di prima. Dopo l’affare Moro si è aperta una ferita nella nostra intelligenza e nella nostra umanità. “
Tina Anselmi con Anna Vinci, Storia di una passione politica, prefazione di Dacia Maraini, Chiarelettere (Collana Reverse - Pamphlet, documenti, storie), 2023; pp. 89-91.
Nota: Testo originariamente pubblicato da Sperling & Kupfer nel 2006 e nel 2016.