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leultem egy kicsit, tényleg csak a gondolataimmal voltam elfoglalva, énkép, munka, fiu, barátságok, stb,; (amúgy epp meglestem kívülről valter attila grinta nevű bringáskavezojat);
majd jött az izzadtsag is (mindenhol 🥰) - és vele együtt nagyon hamar az az elég jól felismerhető, hőben fermentálódott (kutya)húgyszag is - kerestem egy ideig, hogy belolem, alolam, vagy tolem függetlenül jön-e, de bárhogy is, jott 💧
- de hat én ültem le, nem más a hibás, úgyhogy felalltam, és lényegében ennyi ez a történet 🧄🐒
Desiderare non è un reato.
Chi ti dice che non puoi farlo o non ci riuscirai
In realtà è terrorizzato che tu ci riesca
Resoconto Giorno 50
Chi è che si è svegliata con il mal di testa per il terzo giorno di seguito? Indovinato, io!! Chi è che continua a non prendere medicinali? Sempre io. In ogni caso mal di testa o meno... zero incubi.
In mattinata ho lavorato. Adoro la bimba e credo anch’io di piacerle. Proprio sul momento di scendere giù per accompagnarla fino alla macchina è piovuto un botto con tanto di grandine. In un secondo il balcone si è riempito di pezzi di ghiaccio ricoprendolo per tutta la lunghezza, fuori non si vedeva nulla e c’era un vento pazzesco. Quando la pioggia si è calmata ne abbiamo approfittato per scendere e aspettare la sua mamma giù, in casa di mia nonna al riparo. Abbiamo rischiato veramente di scivolare sul balconcino e sulle scale. Quando è andata via ho aiutato nonna a “spalare” il ghiaccio depositatosi davanti alla sua porta e sulle scale, poi son salita e ho iniziato a pulire casa.
Avrei dovuto lavorare anche di pomeriggio, ma l’appuntamento è saltato alla settimana prossima, dunque ne ho approfittato per giocare alla play e riposare un po’ per calmare il mal di testa. La parte più bella della giornata è stata il bagno in vasca per un’ora e mezza. L’ho riempita tutta, ho messo le canzoni e mi sono fatta cullare dalla musica. Ho cantato, ho sorriso per le parole delle canzoni e per i ricordi che mi hanno rievocato ed ho avuto la pelle d’oca per gli stessi motivi, poi qualche lacrimuccia, ma poi ho sentito anche grinta, malinconia, nostalgia, ottimismo.
Dopo cena è venuto mio padre a casa per mangiare cioccolatini e dolcetti insieme a noi. Prima di andarsene l’ho abbracciato e lui ha ricambiato stringendomi forte.
Ho parlato un po’ con Vitto. Gli ho detto di non sentirmi all’altezza. Credo sia il mio problema più grande. È che mi sento sempre piccola così accanto a determinate persone o di fronte determinati problemi. Come se non potessi averle, come se non potessi reggerle, come se non potessi superarle. La sera sta diventando complicato scrivere resoconti. Ometto parti, nascondo sensazioni. Vitto mi ha detto che io non perdo nulla. In effetti come faccio a perdere una cosa che non ho? Mi ha chiesto cosa voglio, gli ho detto il mare.
Ora è la mezza, ho le cuffiette e sto ascoltando Franco126 che mi canta Ieri l’altro e dice “Questo silenzio non vuole tacere”. Sta diventando insostenibile addormentarmi sempre dopo tutti gli altri e restare l’unica sveglia.
Amarcord: rievocazione nostalgica nel senso più delicato, intimo, e a un tempo ironico e malinconico, che sconfina nella ricerca di un contatto con la propria identità.
15 Ottobre
"Le ferite sono tagli che possono rimarginarsi"