Tramonti belli, ciccia buona e musica brutta
L’esploratore di sagre che decida di avventurarsi nei pressi di Guardistallo (PI) sabato 26 e domenica 27 maggio, per la innumerata Sagra della Tagliata, dovrà anzitutto armarsi di riflessi pronti e freni in ottime condizioni per riuscire a parcheggiare l’auto con pendenze immorali.
Per lo stesso motivo e poiché la sagra si tiene nella parte più bassa del paese, ma un giro nella parte alta è caldamente consigliato per gli scorci suggestivi, sconsigliamo l’uso di zeppe, tacchi, tacchetti, a meno che non abbiate la scioltezza delle concorrenti di RuPaul’s Drag Race.
La Sagra vera e propria vi attende in una terrazza panoramica coperta: il menù si trova alla vostra sinistra, mentre alla vostra destra l’immancabile chiosco in legno vi attende per prendere nota dei vostri desideri culinari. Il menù presenta una selezione dei vari piatti da sagra (bruschette miste-penne al pomodoro-pappardelle al ragù), ma il segreto delle sagre è puntare sempre al piatto che alla sagra dà il nome.
La tagliata di carne è declinata in tre variazioni dalla crescente complessità (rucola e parmigiano/crema al radicchio/crema al carciofo), ma come spesso succede alle sagre, la semplicità paga e anziché farvi sporcare il piatto con due cremine industriali senza arte né parte, la scelta migliore è optare per rucola e grana, o ancora meglio, chiedere solo la tagliata condita con un filo d’olio locale. Sì, perché la qualità della carne è ottima: non solo la tagliata, ma anche la grigliata mista si rivela saporita, ben cotta (la tagliata tenuta sulla griglia qualche secondo più della cottura media), trasudante amore e cura per la preparazione e l’insaporimento della carne. Del resto in Toscana è difficile trovare della materia prima scadente.
Il servizio è veloce e affidato a timidi bambini prepuberi che, intervistati sulle loro condizioni di lavoro, ci raccontano di non ricevere nessun tipo di pagamento in gelato. Si muovono veloci con in mano vassoi più grandi di loro: la carne è stata appena tolta dal fuoco, le patatine fritte ancora calde e croccanti, il vino rosso locale. La mancanza di un programma di intrattenimento per il dopocena è ampiamente sopperita dallo spettacolo del tramonto di cui si gode dai tavoli.
Considerato l’alto tasso di dialetti teutonici che sentiamo intorno a noi, domandiamo alle due coppie che scopriamo essere danesi del tavolo 42 se siano soddisfatte: la loro risposta alla domanda fondamentale è che, sì, la velocità del servizio e la qualità del cibo sono meravigliose, ma avrebbero preferito che fosse stato possibile guardare la finale di Champions durante la cena. Del resto che i danesi fossero strani l’aveva già accennato il Bardo un paio di secoli fa.
La Sagra della Tagliata è una di quelle manifestazioni di paese fatta dai paesani, in cui i vecchi stanno in cucina, i bambini servono ai tavoli, e il cugino di qualcuno si improvvisa dj deliziando gli avventori con i migliori residuati musicali di inizio duemila.
Nota di colore: il cameriere che sparecchia i tavoli, stavolta più che maggiorenne, è l’Alberto Angela della gastronomia e ci tiene a raccontare l’origine del pane toscano sciapo, nato come reazione a una tassa sul sale risalente al XII secolo, durante le guerre tra Firenze e Pisa. E questo ci ricorda perché, in fin dei conti, ci piacciono le sagre: la gastronomia del nostro paese si intreccia da sempre con la storia e seduti a tavola si può imparare molto.
Oppure, è solo un modo per giustificare la nostra gola.











