Attraverso il traffico caotico delle persone che cercano riparo sotto i portici, gli autobus che si snodano tra le piccole vie del centro e qualche auto che inchioda agli attraversamenti pedonali. Mi chiedo cosa ci faccia tutta questa gente in giro sotto una pioggia del genere. Mi muovo a zig-zag, cercando di allontanarmi dal rumore e dalla confusione. Proseguo verso Piazza della Mercanzia. Mi sento come un moscerino invisibile che ronza freneticamente tra auto e motorini che mi sfrecciano accanto. Quando svolto in via Farini, il caos sembra diminuire leggermente. Le vetrine luccicanti dei negozi di lusso mi accompagnano lungo il tragitto. La mia bici sbandiera per colpa del vento e, appena mi avvicino ai portici, qualcuno mi urla dietro: «Dove cazzo vai con la bici qua sotto!», ma non mi fermo, anzi accelero. Costeggio le mura antiche del Collegio di Spagna, fino a imboccare via Saragozza. Il cigolio dei pedali della mia vecchia bici si mescola al ticchettio della pioggia sui bolognini. È una strada più tranquilla, ma il vento e la pioggia non mi danno tregua. Mi sento esausta, il corpo pesante, come se stessi pedalando contro un muro d’acqua. Imbocco via del Fossato, la mia traversa, ed è come intravedere la terra promessa. Svolto l’angolo e qualcosa, lì in mezzo alla strada, cattura la mia attenzione. Sembra un’ombra scura, a pochi metri dal portone di casa. Strizzo gli occhi per mettere a fuoco, ma la pioggia scroscia con troppa forza, confonde i contorni, sfuma i dettagli. Avanzo negli ultimi metri sotto il diluvio, ma l’ombra che avevo intravisto un attimo prima sembra svanita. Strano, era proprio accanto al… Freno di colpo, ma è troppo tardi. La ruota anteriore slitta sul bagnato e la bici si ribalta. Vengo sbalzata di lato e cado pesantemente sul selciato. «Merda!». Guardo verso quella sagoma scura, un gomitolo nero di una trentina di centimetri. Mi ci avvicino zoppicando e lo metto a fuoco: è un gatto. Un gatto nero, immobile sotto la pioggia battente. Il cuore si stringe in una morsa. «Oh no, no, no». Mi accovaccio accanto a lui. Tra il pelo inzuppato e sporco emergono tre strisce rosse, di sangue.
"Creature della Notte", di Deborah Ascolese















