Gli ho detto che lo cercavo, quel posto, lo cercavo da molto. Sono tornata, più e più volte. Sono tornata e ho corso, più e più volte, più in là e sempre più in là e più in là ancora voglio spingermi perché non è abbastanza. Non è mai abbastanza. Non è mai abbastanza. Niente è mai abbastanza, non è vero?
Avevo una costola piegata verso l’interno. La punta toccava un polmone e questo non mi faceva respirare bene. La costola era rotta ma rotta sbagliata, che alcune cose rotte sono meglio che giuste, ma no… era rotta sbagliata. Si è incrinata, uno stridulo secco. Forse si è aggiustata, fa ancora male ma ora il cuore può scoppiare.
Quando smetti con la roba senza scalare le scale della realtà si confondono. La realtà cambia ritmo. La sua corsa si fa più lenta ma le falcate rimangono immense. Eppure va così piano che non capisci se stia ferma e sei tu quella che ondeggia. All’improvviso sfreccia veloce quanto l’elettricità e come di fronte a una luce improvvisa quello che vuoi fare è nascondere la faccia sotto al cuscino e cominciare a gridare di spegnerla, di farti tornare a dormire. Il fiato però ti manca per urlare. E in fondo, è Vita che chiama e tu devi rispondere. Il problema è che non è solo lei a correre, sono tutti e tutti gli altri. Parlano come se avessero qualcuno attaccato al culo, sembra che producano una quantità indicibile di pensieri al secondo e che debbano per forza stargli dietro, dirteli tutti, farteli capire. Allora non ti resta altro da fare che corrergli appresso, cercare di stare al passo coi loro pensieri e all’improvviso ti ritrovi la testa inondata da luci al neon rosse, blu, verdi, gialle che schizzano da una parte e dall’altra. Sono i miei pensieri?, ti chiedi. Forse sono quelli degli altri. Delle catene attorno al cervello stringono, stringono più forte. E’ per non fare scappare loro? O è per non fare scappare te.
Ce n’è solo uno che risale fra gli altri, uno soltanto ed è piccolo, in nero, ma il sussurro si fa sentire più di tutte le altre urla: mi vuoi, dice. E’ un sussurro bagnato ed eccitante, è il sussurro di un amante. Ti voglio, gli rispondi e il cuore si contrae. Il muscolo strappato dal petto. Pulsante e contratto. Non puoi far altro che provare a piangere.
La costola spinge tanto da far male. Ma mi ricorda ogni secondo chi sono.
"Sei una canzone nella mia testa,
il calore fra le lenzuola del mio letto,
Qualcosa di sempre saputo ma mai detto.
Mai un calore in arrivo ha lasciato più freddo."
E' quello che sta lasciando? Un deserto di ghiaccio in abbandono. I miei pensieri sono racchiusi in recinti e catene di spine grosse e pungenti e fredde e fredde di un mare che non conosce altro che la desolazione che sta vivendo. Sono in trappola ma non si lasciano intrappolare e per uscire urlano, gridano e sanguinano. Si lacerano e mordono quel recinto, quel recinto di spine ghiacciate che si macchia di rosso mentre si allungano e scappano. Al posto loro, nuovi, urlanti neonati.
I miei occhi mi sono nemici, vedono oltre e vedono. Io non saprei vedono quello che non voglio pensare, vedono e mi fanno soffrire.
Le mie parole, incontrollabili. Un ammasso marcio di stracci gettato in un angolo ed è bene, che con la muffa appicca meglio perché voglio fare una pira, una pira di fuoco che tocchi il cielo e così alta che si veda da lontano. Con il deodorante sarà più facile, che appicchi, che si veda. Non è deodorante, è veleno. Le mie parole, veleno per me stessa. Uccide, brucia. Brucia in fondo alla gola.
Voglio solo tornare lì, nell’Hisil, e rinchiudermi per sempre in quel mondo che par incantato e che sbrina le spine, una foglia rossa reca un messaggio, bentornata.
Non è come un sogno, è molto meglio di un sogno ma in qualche modo lo ricorda. Non ci sono recinti, non ci sono veleni e per raggiungere il cielo non serve una pira. Amahan Iduth, così, semplicemente, bella. Onorarla, guardandola, cantandola. Il perché è nascosto in una storia, la storia è parte di me. Il perché è nascosto in me, in qualche modo che non riesco a raggiungere, ma ci provo, perché non è abbastanza. Niente è mai abbastanza, non è vero? Voglio solo stare lì più a lungo.
Voglio solo quello, ma non solo, anche Diego.
Solo.... anche, voglio entrambi. La bufera si acquieta nel ghiacciato deserto. C'è del verde, si colora, di verde. Di lui. Si colora di Lui.
“Il tempo è troppo presto
I miei capelli non sono ricci
Vorrei essere a casa e nascosto.
Quando niente va per il verso giusto
e il futuro è buio come la notte
Quello di cui hai bisogno è un giorno di sole”
Si colora di lui.
Del suo sorriso.
"C'è una macchia blu nel cielo tempestoso,
Un ricordo di un tempo più luminoso,
Quando tutto era nuovo,
era meno annacquato. Non eri affogato.
Prima che l'estate diventasse marrone."
Non scriverò mai più di te, tra poco tempo potrò non pensarti neanche più. Immagina che ti stia sbarrando la strada con un braccio meccanico indistruttibile. Ti lascio un post-it, magari verrò a trovarti prima o poi, là nel giallo del crepuscolo.
Sto distruggendo ogni ponte che mi colleghi ancora a te.
La droga in fondo è anche questo. E’ un ponte che ti collega a qualcuno o a qualcosa e più droghe ti fai, più ponti ti collegano in giro. Ponti di cui ignori l’esistenza ma li calpesti ogni giorno.
Non sono ponti è più un’àncora e più roba hai in circolo più è pesante, l’ancora ti tiene attaccato al fondo e la corda ti lega le mani ma non è un problema il problema sopraggiunge quando arriva l’alta marea perché piano piano, senza che tu te ne accorga l’acqua arriva fin sopra la testa e non puoi più respirare.. ma non è un problema, sei così abituato a trattenere il respiro. Quanti anni è che non respiravo… dannata costola.
Non è quello che spaventa. Neanche il rischio che una volta non riuscirai a trattenere il fiato tanto a lungo. Ciò che fa più paura è che sei solo, così maledettamente e mostruosamente solo. Sei solo nel gioire e sei da solo nel disperarti. Persino condividendo finisci con il restare solo, senza accorgertene e senza pensarci. Lì per lì ti sta bene perché ti importa solo di quel sussurro bagnato ed eccitante, sibilante e frastornante. Così sei da solo anche quando scopi, anche quando fai l’amore. E’ il tuo corpo e quello di qualcun altro, ma sei solo. Ogni gemito glielo diceva: sono sola. Ed ero sola anche a parlare, ridere e scherzare. Piangere e litigare. Siamo stati soli con le nostre false promesse, soli nelle illusioni. Mi hai lasciato sola in questa vita. Ti ho lasciato solo in quella morte.
E adesso, lascio sola anche quell’ancora. Lascio da solo anche il ricordo.
Ti uccido.
Le droghe sono come un sogno, ti conducono in luoghi che non conosci e che non capisci, a volte puoi fare tutto e altre volte non riesci a fare niente. Sono come un sogno perché ti fanno affacciare a finestre che danno su cortili di un’infanzia non tua, sono come un sogno irrealizzabile e che prima o poi, all’improvviso, finisce. Apri gli occhi e vedi la realtà. Solo che fa schifo quanto il sogno.
Allora devi scegliere.