nabucco, cenni
Lucchetto chiuso male (6/6 = 11)
ieratico ebraico gesto tenuto a mezz'aria la soluzione tra una settimana

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nabucco, cenni
Lucchetto chiuso male (6/6 = 11)
ieratico ebraico gesto tenuto a mezz'aria la soluzione tra una settimana
Il mito parte I
La prima alba dell'uomo non fu mai raccontata, forse fu ripresa solamente da un gesto di stupore, sta di fatto che qualcuno si pose di fronte a qualcosa che indorava il cielo della sua terra, le cime dei suoi monti e dei suoi alberi. Non aveva parole quell'uomo per raccontarla anche se si sforzò di darle una spiegazione. Esiste un momento nella vita dell'uomo in cui esso si ritrovi a guardare la cima di un monte come la vedeva dalla finestra della casa dei suoi genitori e, senza sentimentalismi né euforie, la contempla algida e vetusta, se vogliamo ieratica, per un attimo. E in quell'attimo, senza accorgersene è tornato a vederla come se fosse la prima volta, come se fosse tornato bambino. Il mito parte dal presupposto contrario a quello della profezia: sta alle spalle del personaggio, mentre la profezia gli sta innanzi, ma ha comunque bisogno del personaggio per non cadere nel naturalismo più banale e insignificante. Ci sono momenti in cui la realtà delle cose non risponde allo sguardo dell'uomo con la presunzione sentimentale di quest'ultimo. Questa è una deformazione romantica. Fu Schiller a distinguere fra poesia ingenua e sentimentale, sottolineando come la prima fosse quella autentica degli antichi mentre la seconda fosse quella d'imitazione dei moderni, unica via percorribile della poesia moderna. Ma l'occhio del reale non è attraversabile solo sotto la specola del sentimento, perché il sentimento non sempre erompe di fronte alla memoria di un oggetto, di una bellezza naturale ecc... esiste anche il ringraziamento, la gioia, la riverenza, stati d'animo che meglio rilevano la portata mitica delle cose che ci hanno accompagnate fin dall'infanzia. E il loro accavallarsi, il semplice ripetersi nella storia, il loro esserci, quasi spettatori degli avvenimenti paiono trasformare i personaggi in giovani divinità che calpestano la terra come ai tempi del mito greco. E' una prosa quella del mito che tende a rarefarsi, a lasciar passare in controluce questa ieraticità e solennità delle cose, il loro essere lì dalla notte dei tempi, dall'alba dell'uomo, il loro essere carichi di storia che è anche la storia di ogni uomo, di ogni personaggio, di quello primo sguardo sulle cose che a volte ritorna e che non può essere descritto proprio come non lo poté descrivere il primo uomo.