Ogni essere occupa tra gli altri un posto determinato, conforme alla sua natura e al grado di Ragione raggiunto dai suoi antenati e che gli appartiene per eredità.
La differenza tra le presenze nettamente cristallizzate dello psichismo del tuo cane e del tuo gatto ci permetterà di chiarire meglio ciò che ho appena detto.
Se dai al tuo cane anche solo un po' di vizi e lo addestri a fare quello che ti piace, diventerà docile e affettuoso al punto di umiliarsi davanti a te.
Ti seguirà ovunque ed eseguirà davanti a te ogni tipo di "capriole" per piacerti ancora di più.
Puoi trattarlo affettuosamente, puoi picchiarlo, puoi offenderlo, e non si arrabbierà mai: non farà che appiattirsi ancora di più di fronte a te.
Ma prova a fare la stessa cosa con il tuo gatto.
Credi forse che alle tue offese reagirà come un cane, e che per il tuo piacere eseguirà le stesse "capriole" umilianti? Ma andiamo!
Per quanto il gatto non abbia forza fisica sufficiente per passare direttamente alle rappresaglie, non dimenticherà mai il modo un cui lo hai trattato e, un giorno o l'altro, se ne vendicherà.
Si racconta di gatti che sono saltati alla gola di un uomo mentre dormiva. E, conoscendo i motivi che spingono un gatto a commettere una simile azione, non stento affatto a crederlo.
No, il gatto possiede il senso della sua persona, conosce il suo valore; è fiero, e questo unicamente perché è un gatto e la sua natura possiede il grado di Ragione che gli spetta grazie ai meriti dei suoi antenati.
In ogni caso, nessun essere, nemmeno l'uomo, deve fargliene un rimprovero.
Che colpa ha di essere gatto? Che male c'è se la sua presenza occupa, per i meriti dei suoi antenati, quel grado di "coscienza di sé"?
Non bisogna odiare il gatto per questo, né picchiarlo, né offenderlo; al contrario, bisogna dargli quello che gli è dovuto, in quanto occupa un grado superiore della scala di evoluzione della "coscienza di sé".
Non invano un antico profeta [...] un giorno disse:
"Se un essere ti è superiore in Ragione, inchinati davanti a lui e cerca di imitarlo in tutto; se invece ti è inferiore, sii giusto verso di lui, perché un tempo tu hai occupato il suo stesso posto, secondo la Sacra Misura di Ragione del Nostro Creatore Onnipotente."
da G. Gurdjieff, I racconti di Belzebù a suo nipote