Salomè: “Se non vuoi prendermi tu, non potrei essere io a prendere te?”
Io: “Non è tanto questione di prendere, ma se di qualcosa si tratta, allora si tratta di dare”.
S: “Io mi do volentieri a te. Basta che mi prendi”.
Io: “Se fosse solo per quello! Ma l’irretimento nell’amore! E’ terribile già il semplice pensarci”.
S: “Tu pretendi che io ci sia, e che al tempo stesso non ci sia. Questo è impossibile. Che cosa ti manca?”
Io: “Mi manca la forza di caricarmi sulle spalle un altro destino. E’ già abbastanza quel che ho da portare”.
S: “Ma se io ti aiutassi a portare questo peso?”
Io: E come potresti? Dovresti portare me, un fardello poco docile. Non devo portarmelo da solo?”
...[...]...
S: “Mi mandi via?”
Io: “Io non ti mando via. Non stare lontana da me. Ma che il tuo dono non nasca dal tuo desiderio, bensì della tua pienezza. Io non sono in grado di colmare la tua povertà, così come tu non puoi placare il mio struggente desiderio. Se hai un raccolto abbondante, regalami qualche frutto del tuo giardino. Se tu soffri di sovrabbondanza, io berrò alla traboccante coppa della tua gioia. So che questo mi sarà di ristoro. Mi posso saziare solo alla tavola di chi è sazio, non alle scodelle vuote di quelli che si struggono dal desiderio. Non voglio rubare la mia ricompensa. Se tu non possiedi, come potresti dare? Nel momenti in cui doni, tu chiedi...”.
- Il libro rosso. (C.G. Jung)
















